9 novembre 2003

Nihon! Nihon!

Così urlano migliaia di voci (prevalentemente femminili) durante le partite della nazionale nipponica ai mondiali di pallavolo in corso qui a Tokyo.
E c'è pure la commentatrice cretina (e carina) che piange in diretta!!!
Amo questo paese.

Che palle.

La connessione di questo albergo è veramente una chiavica.
Oggi non riesco nemmeno a inviare la posta elettronica.

La televisione.

Sto guardando un po' di tv (sì, giusto guardando) e ci sono due cretini che suppongo siano due comici.
Ora, uno dei due indossa una maglia di squadra di calcio... della Lazio, per l'esattezza. Sì, la Lazio. Mi viene da chiedermi... perché?! Ma già so che questo mio quesito non troverà mai risposta.
Ah, hanno appena passato la pubblicità di Siren, nuovo gioco deppaura per PS2. Sembra caruccio.
Più in generale, per quanto sono riuscito a capire, la qualità della tv giapponese è veramente ridicola, anche se, ovviamente, non ai livelli di quella italiana (penso il primato italico sia inarrivabile).
Il palinsensto di solito prevede, a rotazione: soap opera con una recitazione degna della telenovela piemontese dei tempi di Mai dire TV, talk show con ospiti che parlano (ovviamente) e mangiano, sport (baseball o calcio, di solito... e anche il sumo!!!) o film stranieri.
L'aspetto culinario della tv è qualcosa che salta all'occhio di chiunque guardi la tv giapponese. Anche se il programma non sembra avere nulla a che fare con il cibo, è assicurato che, prima o poi, presentatori e ospiti si siederanno a tavola e mangeranno tutti insieme, oppure avranno una parte del programma dedicata alla cucina,
Come adesso: stanno passando dedicato ai cani. Beh, c'è stata la parte in cui hanno fatto pausa e hanno mangiato tutti insieme (no, non con i cani). E il bello è che non c'entrava assolutamente niente!
A ognuno il suo: a noi le Letterine e le Veline, ai giapponesi il sushi e il sashimi.
Altro fatto televisivo completamente folle sono gli spot pubblicitari. Anche senza capire una parola, è evidente la pazzia insita in questo popolo. Dovrei registrarle, alcuni spot sono veramente bellissimi.

2 novembre 2003

È Natale!

Beh, quasi.
Però i giapponesi non sembrano esserne al corrente. Venerdì notte, mentre tornavo a casa dopo una piacevole sessione alcolica in compagnia di amici, abbiamo notato (io ed Emiliano, il traduttore spagnolo) che i giapponesi erano già al lavoro per mettere degli alberi natalizi in strada e addobbare la città con festoni e lucine varie.
Ed era il 1° di novembre! Ormai dovrei sapere che ai giapponesi non piace perdere tempo... ma due mesi in anticipo...
O magari è così in tutto il mondo, e sono io che dico cazzate. Possibile, eh.

Ieri sono andato con Mathieu ad Asakusa, zona di Tokyo di cui vi avevo parlato già in precedenza.
Devo ammettere che non me la ricordavo così bella. Sarà che stavolta siamo arrivati lì intorno alle tre del pomeriggio, e che quindi le strade erano più trafficate e i negozi erano ancora aperti, ma quella di ieri è stata una splendida passeggiata nel Giappone più a misura d'uomo, senza luci abbaglianti, megaschermi sui palazzi che sparano musica e slogan pubblicitari a tutto volume e migliaia di persone che attraversano la strada.
Allegherei delle foto, se ne avessi voglia. Ma dato che non ne ho voglia, non ne allego.

28 ottobre 2003

[delu]music

Mamma mia quanto è bello il nuovo disco degli Strokes.
Room on Fire, vivamente consigliato a tutti.
E non fate i pezzenti, compratelo.

26 ottobre 2003

Sono tornato!

È da un po' che non aggiorno questo blog. Me ne scuso con chi lo segue/seguiva (soprattutto col Bovati, che non ha mancato di... esortarmi a scrivere in più di un'occasione), ma il primo mese passato qui a Tokyo non ha riservato molto che valesse la pena di essere raccontato. Inoltre, pessando circa 12 ore al giorno in ufficio, la voglia di scrivere era quella che era. Ma basta con le scuse, cercherò di rimediare.
Gli ultimi due weekend sono stati decisamente piacevoli, anche se non molto riposanti. Ma sono stati utilissimi per finalmente distogliere la mia attenzione dai fatti lavorativi, fin troppo presenti finora. A dire il vero, solo i due sabati sono stati degni di nota, visto che le domeniche sono state dedicate al riposo più assoluto e al recupero delle energie spese i giorni precedenti.
Sabato scorso mi sono visto con David e altri amici che non vedevo da tempo (beh, da quando ero andato via). Io, David e Miyuki, la sua ragazza, siamo prima andati a mangiare dell'ottimo ramen in un locale non troppo lontano da dove si trova il mio albergo, in pratica a metà strada tra Shibuya e Ebisu, su Meji Dori. Il locale è piuttosto famoso per il toro niku ramen, servito a scelta con brodo a base di shio (sale, ottimo), shoyu (salsa di soia) o miso (mmm... non so di preciso cosa sia... ehm...). Quello che rende il loro ramen speciale e incredibilmente delizioso è la carne che accompagna il piatto: carne sì di maiale, ma dal collo dell'animale. Questo taglio è estremamente gustoso e si scioglie letteralmente in bocca. Una meraviglia, davvero. E il tutto per 1300 yen.
Finito di mangiare, siamo andati a bere a Shibuya in un pub che in teoria dovrebbe essere inglese... vabbé, vi lascio immaginare quanto possano essere inglesi i pub a Tokyo. Quanto meno, le birre sono a buon prezzo. Lì siamo stati raggiunti da Ken, altro amico franco-giapponese di David che già conoscevo, e Tsukasa, amica di David che non avevo mai visto prima, piuttosto carina, e che mi auguro di riuscire a reincontrare quanto prima...
Dopo aver bevuto un po', verso mezzanotte abbiamo deciso di andare al Ruby Room, locale che è in pratica una grossa (nemmeno tanto, eh) stanza, con un bar e un angolo con due piatti e un dj. Nonostante le dimensioni ridotte, l'atmosfera è ottima, la gente è simpatica e i dj sono piuttosto bravi. Un unico neo: faceva un caldo bastardo, nonostante l'aria condizionata. Siamo rimasti lì fino alle 5 del mattino, ora di chiusura del locale. Dopo aver passato una buona mezz'ora di fronte al locale per salutare amici, dj e compagnia cantante, ci siamo finalmente avviati verso casa, dove sono arrivato alle 6 passate.
Inutile dire che il resto della domenica è stato passato a dormire e a riposarmi.
Ieri pomeriggio sono andato a fare un giro a Harajuku con Mathieu, il traduttore francese. Abbiamo girato per un po', e finalmente sono andato da Kiddy Land, un negozio che offre sei piani di giocattoli vari. Dettaglio folle: mentre guardavamo i giocattoli, abbiamo notato l'angolo dedicato a Saint Seya (i Cavalieri dello Zodiaco, in italiano), di cui Mathieu è appassionato. Tra i vari oggetti, ho notato una serie di modellini che avevano delle scritte in italiano. Sorpreso, ho controllato meglio. Beh, i giocattoli erano italiani in tutto e per tutto... erano della Giochi Preziosi! Uno viene in Giappone per comprare i giocattoli originali dedicati alle proprie serie preferite, e finisce per ritrovare quello che offre il giocattolaio sotto casa. Al secondo piano abbiamo trovato la sezione dedicata allo Studio Ghibli. Ho preso un bel po' di oggettini di Porco Rosso, Totoro, Laputa, Mononoke Hime e via dicendo. Mi sono dovuto imporre di andarmene, altrimenti avrei saccheggiato il negozio.
Dopo aver girato ancora un po' per Harajuku, siamo tornati a Shibuya, dove sono passato da HMV per comprare i nuovi cd di Strokes, David Bowie, UNKLE e Underworld (la raccolta 1992-2002).
Dopo esserci riposati in camera per un paio d'ore, abbiamo raggiunto David che era in un izakaya a Shinjuku, in compagnia di un gruppo di amici che comprendeva: due ragazzi americani (uno lo conoscevo già, Peter), due ragazze coreane e una ragazza giapponese. Il locale non era niente di speciale, ed era pure estremamente caro. Dopo essercene andati abbastanza in fretta, ci siamo trasferiti in uno dei tanti pub inglesi della catena Hub presenti qui a Tokyo, dove abbiamo proseguito la nostra sessione alcolica. Il caso ha voluto che il tavolo a fianco al nostro abbia accolto un gruppo di ragazze, tra cui due tipe occidentali abbastanza carine (abbiamo scoperto poi che erano irlandesi). David, piuttosto sbronzo, ha immediatamente attaccato bottone con loro.
C'è da dire che, a parte le due irlandesi, le altre tipe erano veramente dei cessi immondi. Ma questo fatto non ha fermato David, che, da un vero attaccante di razza [cit.], ha continuato ad applicare marcature asfissianti e pressing alto sul portatore di palla.
E mentre David si lavorava Laura, bionda e occhi azzurri, e mi dedicavo a Jean, moretta dagli occhi verdi. Verso le due, ora di chiusura del pub, siamo andati al karaoke. Lungo la via, abbiamo smarrito Laura e David che discutevano del fatto che lui avesse una ragazza (ehm... è scappato a me...). Il resto dei nostri amici era già andato a casa, così io sono rimasto con le tizie (ah, nel gruppo c'era pure tal Adam, americano del Maryland).
Tra canzoni e alcool in abbondanza, siamo arrivati alle 6 del mattino. La sorpresa finale è stata scoprire che una delle ragazze che sembrava beatamente addormentata su uno dei divanetti era in realtà svenuta e aveva cacciato l'anima sul pavimento. La poverina era in condizioni davvero pietose, tanto da non riuscire a nemmeno reggersi in piedi. Alla fine, tra una lacrima e qualche parola incomprensibile, abbiamo capito che voleva essere portata all'ospedale. Così, abbiamo chiamato un'ambulanza, che è arrivata in meno di 5 minuti.
Ci siamo poi salutati, e io sono andato alla stazione di Shinjuku per prendere il treno che mi avrebbe riportato a Shibuya. Ovviamente, sono riuscito a prendere quello che andava dal lato sbagliato, ma ho rimediato alla stazione seguente.
Alla fine della fiera, ero in branda alle 7:30 o giù di lì.

15 ottobre 2003

Terremoto.

Or ora.
Non era fortissimo, ma abbastanza da essere avvertito distintamente da tutti.
Abbiamo ballato un po', ecco tutto.
E meno male che non è stato lungo (3 o 4 secondi, direi).
Ne seguiranno altri?

5 ottobre 2003

Vita!

Beh, vita... quella che al momento non ho. Scadenze e quantità di lavoro non mi permettono di fare molto altro di diverso da andare in ufficio e tornare in camera a dormire. Anche perché, dopo aver lavorato fino alle 10 di sera, non mi rimangono molte energie per fare altro...
Per i motivi di cui sopra, non ho molto da raccontare.
Appena avrò un po' di tempo e voglia, mi inventerò qualcosa da scrivere. E speriamo che la smettano di farmi lavorare così tanto...

22 settembre 2003

Arrivato!

Stanco come non mai, ma sano e salvo.
Il primo giorno in terra giapponese mi ha già regalato due aneddoti simpatici. Aneddoti che condivido con voi, con vostra somma gioia, ne sono certo.
Aneddoto numero uno: in coda dietro di me al controllo passaporti all'aeroporto c'era Frankie Fredericks. E... basta, tutto qui. Non gli ho chiesto un autografo. Però è proprio bello dal vivo: alto, slanciato, sguardo intelligente...
C'era anche un altro tizio insieme a lui, che aveva sì un viso familiare, ma non abbastanza da riuscire a dargli un nome. Atleta pure lui, aveva pure la maglietta "Paris 03".
Aneddoto numero due: sul modulo per la richiesta del permesso di soggiorno temporaneo avevo messo "3 mesi" alla voce "Durata del soggiorno" e "Work" alla voce "Motivazione". Non l'avessi mai fatto: mi hanno tenuto lì per una ventina di minuti buoni, mentre chiamavano la mia ditta per assicurarsi che lavorassi davvero per loro e fatti del genere. Alla fine della fiera, tutto quello che il tizio ha fatto è stato sostituire 3 mesi con 90 giorni e "Work" con "Business". Eh, i giapponesi fanno le cose per bene, mica si scherza con loro...

15 settembre 2003

9 settembre 2003

[Musica] Deja vu.

Sensazione folle, piacevole e un po' inquietante allo stesso tempo, quella che si prova mentre si ascolta un brano musicale e, come d'incanto, sembra quasi di rivevere le cose che si facevano, magari anni prima, con quella stessa canzone in sotto fondo.
Erano anni che non ascoltavo Mercury Falling di Sting (ottimo disco, tra l'altro), e riascoltarlo mi ha riportato alla mente precisi microistanti della mia vita che probabilmente sarebbero rimasti per sempre prigionieri dei macroeventi se non fosse stato per questo bizzarro processo mentale.
Vi starete chiedendo a cosa mi ha fatto ripensare tutto ciò... beh, a me, in camera mia, seduto sul mio letto, con una marea di carte di Magic: The Gathering (o L'Adunanza, se preferite) sparse di fronte a me, mentre lavoravo sui miei mazzi per renderli perfetti.
Sì, è una cosa poco importante... ma è un istante, un fermo immagine, ed è bello proprio per questa sua futilità.

3 settembre 2003

22 Settembre 2003

Ore 15:25, ora locale.
Atterrerò all'aeroporto Narita di Tokyo, giusto in tempo per andare al Tokyo Game Show il venerdì successivo.
E via si va, un altro giro sulla giostra nipponica. Un giro che durerà più a lungo stavolta, (almeno) fino alla metà di dicembre. Se non di più...

28 luglio 2003

È tempo di saluti.

Ultimo post dal Giappone fino al mio ritorno a Tokyo.
Come i più attenti avranno sicuramente già notato, l'ora è alquanto insolita. Sono appena tornato da una serata con amici, durante la quale abbiamo festeggiato il ventiquattresimo compleanno di David. Si è bevuto, si è mangiato e si è chiacchierato in abbondanza. Ottima serata, insomma.
Forse vi state chiedendo perché sono ancora sveglio. Beh, considerato che mi dovrei svegliare alle 6.30 per andare in aeroporto, ho pensato che fosse inutile dormire poco più di un'ora. Meglio rimanere svegli per poi dormire in aereo... o no?
Ora è meglio che vada a farmi una doccia e finisca di fare la valigia. Ci si sente al mio arrivo.
Baci alle di voi sorelle.

25 luglio 2003

Ci siamo.

E anche questa è finita. Oggi infatti è l’ultimo giorno in ufficio. Ufficio, tra l’altro, semivuoto, dato che gli uffici Square Enix da lunedì saranno in Shinjuku e non più in Meguro. La situazione è un po’ bizzarra: mentre sto scrivendo, i colleghi dietro di me stanno mettendo la loro roba in scatole di cartone, pronte per essere poi trasferite nel nuovo ufficio. Buona parte del mio piano è già stata trasferita, solo più pochi sono ancora qui. Regna quindi uno strano silenzio attorno a me.
Comunque, direi che tutta l’esperienza giapponese è stata solo ottima. Mi sono divertito, ho imparato nuove cose e conosciuto nuove persone e visitato posti che ho sempre visto (e anche un po’ sognato, dai) nei cartoni animati... ed è stato bellissimo scoprire che esistono veramente :-)
Tra poco andremo a mangiare, la nostra ultima pausa pranzo... Jacques ci porta in un ristorante spagnolo. Un paio di giorni fa ci ha portati in una pizzeria italiana (di proprietà di giapponesi, ovviamente) e devo ammettere che la pizza era sorprendentemente ottima. Quasi napoletana, giuro. Ovvio, Di Matteo è un’altra cosa, ma vi assicuro che la pizza era davvero buona.
Ok, si va. Buon appetito!

23 luglio 2003

Annuncio.

Coloro che seguono il Kaiba già sanno, quindi questa notizia è per tutti gli altri.
Considerata la qualità del mio lavoro su FFTA, o la cronica penuria di traduttori decenti, Square Enix ha deciso di assegnarmi un altro progetto. Dato che non mi hanno espressamente autorizzato a dire di quale gioco si tratta, preferisco non dirvelo per ora.
La cosa più importante è che tornerò in Giappone il prossimo settembre, giusto in tempo per andare al Tokyo Game Show.
Il mio soggiorno dovrebbe durare fino alla fine di novembre/metà dicembre.
Ne approfitterò per imparare un po’ di giapponese... e magari pensare a trasferirsi qui per un po’. Vedremo.
Devo ammettere di essere piuttosto contento :-)

Ah, sarò in Italia dal 31 luglio fino al 18 agosto. Si accettano prenotazioni per date, conferenze, congressi, pucchiacche, raduni.

Gheishe.

Ah, ho dimenticato un fatto interessante accaduto sabato a Kyoto.
Poco prima di raggiungere il locale degli amici di Hana, siamo andati in un beer garden, in pratica un giardino dove si beve birra, niente di particolare in sé. La peculiarità di questo locale risiedeva nelle gheishe che si aggiravano per i tavoli e che di tanto in tanto si siedevano per scambiare quattro chiacchiere con i clienti, tutte vestite con il tipico kimono.
Al nostro tavolo si è seduta una cosiddetta maiko-san (non sono sicuro se scriva così o meno), una ragazza che sta ancora studiando per diventare una gheisha vera e propria. Grazie alla traduzione di Hana, abbiamo scoperto che la nostra compagnia aveva 17 (diciassette!!!) anni e che era arrivata a Kyoto da circa un mese, solo per diventare una gheisha. Decise di diventare una gheisha a 12 anni, quando, durante una gita scolastica, vide un gruppo di gheishe. Da quel momento in poi, il suo unico pensiero fu quello di realizzare il suo sogno.
Devo essere sincero: non sono riuscito a capire perché una ragazzina di 17 anni abbia deciso di mollare famiglia, scuola e amici per diventare... boh, una prostituta di compagnia. Sarà anche profondamente radicato nella cultura e nella tradizione giapponese, ma il fatto di avere lì con noi questa ragazzina che, per quanto fosse una piacevole compagnia, era lì in quanto impostole dal suo ruolo, mi metteva un po’ a disagio. E anche nel caso fosse stata con noi perché le piaceva davvero... perché le piaceva? Cosa c’è di bello nel fare la gheisha, nell’essere una dama di compagnia il cui unico scopo è quello di soddisfare i desideri altrui, con buona pace per i propri?
Tutta la situazione mi ha lasciato alquanto stranito, mi sembrava troppo irreale e artefatta per riuscire a coglierne e godere del tradizionalità e della particolarità di una cosa così insolita. Non mi è nemmeno venuta voglia di farle una foto, tanto era forte questa sensazione.

22 luglio 2003

Weekend a Kyoto!

Tra uno sbadiglio e l’altro, cercherò di raccontarvi quanto è accaduto durante l’ultimo weekend. Weekend passato a Kyoto in compagnia di David, la sua ragazza Miyuki, sua sorella Chrystelle e Luis.
Siamo partiti sabato mattina, poco dopo le otto, dalla stazione di Tokyo (per intenderci, è come se a Roma ci fosse un grosso nodo ferroviario chiamato Roma). E sì, svegliarsi è stata una sofferenza infinita (ore 6:30). Per raggiungere la nostra destinazione, abbiamo preso lo shinkansen, il famoso treno veloce giapponese, detto anche bullet train. Purtroppo, le nostre ristrette disponibilità finanziarie ci hanno impedito di prendere il modello più recente (e, di conseguenza, più veloce) e ci siamo dovuti accontentare di uno dei modelli più vecchi che percorre i 513 chilometri che separano Tokyo da Kyoto in poco meno di 4 ore. Sono rimasto molto sorpreso dal fatto che il treno, nonostante fosse un “espresso”, si sia fermato praticamente a tutte le fermate lungo il percorso. Ah, lo shinkansen fico ci mette poco più di 2 ore a coprire la stessa distanza.
L’interno del treno è molto simile a quello di un aereo, e i sedili sono molto più comodi di quelli dei treni italiani. Certo, il prezzo non è molto economico, visto che il biglietto di andata e ritorno ci è costato 20000 yen a testa, ma si viaggia davvero bene.
La maggior parte del viaggio è stata passata a sonnecchiare, nella speranza di recuperare energie in vista del weekend che sapevamo sarebbe stato molto faticoso.
Kyoto è infatti famosa per i suoi numerosi templi e per il suo essere molto fedele alla tradizione giapponese. L’altezza dei palazzi, soprattutto nelle aree più vecchie, è limitata per legge, in modo tale da non alterare l’aspetto della cittadina. La prima differenza che salta all’occhio una volta arrivati è il ridotto numero di persone presenti per strada. Non che ci sia poca gente, ma rispetto al sovraffollamento di Tokyo, la città sembra quasi deserta.
Appena arrivati, la prima necessità è stata quella di trovare un posto dove dormire. Alla fine, abbiamo deciso di accettare l’invito di un’amica di Miyuki, Hana, che ci ha gentilmente offerto il suo soggiorno per dormire.
Raggiunta casa di Hana in autobus, ci siamo trovati in una casa splendida, in perfetto vecchio stile giapponese, in tutto e per tutto simile alle case che abbiamo sempre visto nei cartoni animati nipponici. Giardino, tatami, a due piani… favolosa, davvero. Spero che le foto le rendano giustizia.
Il giardino, il soggiorno, la cucina, e l’interno da due diverse angolazioni.
Rinfrescatici un attimo, Hana ci ha portato al Golden Temple, così soprannominato in virtù della presenza di tempio dorato appunto. Molto bello e, soprattutto, estremamente rilassante. Eccovi qualche foto per farvi capire cosa intendo.
Giardino, barchetta e pontile, un tempietto… penso. In loco abbiamo poi preso il tipico tè verde alla giapponese, senza zucchero e accompagnato da un dolcetto buonissimo.
Lasciato il tempio, abbiamo girato per un po’, senza meta particolare, per Kyoto, passando per templi più o meno piccoli, cappelle votive e godendoci in generale l’atmosfera molto rilassata che si respirava (a fatica, dato l’alto tasso di umidità). Nel mentre, ho fatto questa splendida foto… peccato si stesse muovendo.
In serata, siamo andati prima in un locale gestito da alcuni amici di Hana. Il locale era davvero molto carino e molto particolare. La serata è proseguita ad alto tasso alcolico fino a circa le tre, quando abbiamo deciso di trasferirci velocemente in un altro bar di un altro amico di Hana, dove io mi sono addormentato per un po’, cedendo ai colpi dell’alcool e della stanchezza.
Recuperate le forze, Hana mi ha portato a mangiare un po’ di ramen da un altro suo amico, per poi andare a recuperare gli altri rimasti nel bar e ritirarci a casa per dormire… il tutto verso le 6 del mattino.
Per ora basta, nel prossimo post vi racconto di domenica.

14 luglio 2003

Meraviglie tecnologiche redux.

Questo è un altro dettaglio del cesso della mia camera. Riuscite a indovinare cos'è?
Nel caso non ci siate arrivati da soli, ve lo dico io, non preoccupatevi. È un sensore, a occhio una fotocellula, che registra la presenza di un culo sulla coppa. E a cosa serve una fotocellula sulla coppa del cesso? Semplice: una volta che ci si siede, la velocità della ventola presente in bagno aumenta, in modo tale da aspirare l'eccesso di odori molesti prodotti nel corso della seduta. Non solo, una volta che ci si è alzati dalla coppa, la velocità aumenta ancora, così da eliminare ogni residuo sgradevole.
Sono sempre più in estasi.

13 luglio 2003

E rieccomi.

Scusate per l'assenza dovuta a stanchezza, pigrizia e generale mancanza di ispirazione e argomenti interessanti da trattare. Non che ora abbia chissà cosa da raccontare, ma quanto meno ho voglia e tempo di scrivere qualcosa.
Sabato scorso (non ieri, quello della settimana scorsa) io e Luis ci siamo visti con David che ci ha portati prima a mangiare il ramen, classica zuppa giapponese a base (penso) di brodo di maiale (con particelle di grasso galleggianti), spaghetti, verdure, pezzi di carne di maiale e uova. Sì, è pesante come sembra... anzi, di più. Però è anche ottima. Il bello dei locali che servono ramen è che di solito sono molto piccoli, senza tavoli, con i clienti seduti intorno al banco e il tizio che cucina di fronte a loro. Tutto molto casereccio e molto "giapponese". Non esistono menu, ma ci sono delle macchine tipo distributori di sigarette, con cui si ordina: in pratica, si sceglie il proprio piatto, si infilano i soldi, la macchinetta elargisce il bigliettino che rappresenta l'ordine che va poi consegnato al "cuoco". Ed è fatta.
Il ramen è molto tradizionale qui, al punto che esistono riviste dedicate all'argomento. Non ne ho ancora trovata nessuna, ma se mai ci riuscissi, la porterà a casa con me, un souvenir del genere non ha prezzo.
Finito di ingozzarci, siamo passati in sala giochi per dare qualche mazzata ai giappo... vabbé, non è andata proprio così, ma lasciamo stare.
Siamo poi andati a Roppongi, area di Tokyo che pullula (purtroppo) di gaijin, soprattutto americani. Roppongi è il quartiere dove va la maggior parte degli stranieri perché nei locali è possibile ordinare in inglese e perché le ragazze giapponesi vanno lì per rimorichiare/farsi rimorchiare da qualche straniero. Devo dire che a me Roppongi non è piaciuta molto, quasi per niente a essere sincero. È troppo poco giapponese e troppo simile a una zona incasinata di una qualsiasi grande città occidentale. E la percentuale di ragazze carine sembra anche essere più bassa rispetto alle altre zone di Tokyo. E poi, diciamolo, è pieno di yankee, il che è davvero pesante. Dragon, non volermene :*
Alla fine, la serata si è conclusa verso le 4 del mattino, con me e Luis in una specie di bar con musica ad alto volume che chiacchieravamo e bevevamo giusto perché non avevamo granché voglia di tornare a casa presto.
L'altro ieri e ieri invece sono state serate caratterizzate dalla poca voglia di fare qualsiasi cosa. Tutti troppo stanchi.
Venerdì, io, Luis e Jacques, il traduttore francese, siamo andati a mangiare in un microlocale che abbiamo scovato vicino all'albergo. Davvero molto carino e con un menu che, anche se completamente in giapponese, aveva dei disegnini che ci facevano capire cosa stavamo ordinando (maiale, pollo, pesce e così via). Completamente a caso, abbiamo preso un piatto da ogni categoria, affidandoci alla Provvidenza. Tutto sommato ci è andata bene, a parte sul fatto di maiale che si è rivelato essere fegato (bleargh) con verdure.
A fine serata, ho seguito la tradizione del locale (le pareti erano tappezzate di biglietti da visita) e consegnato uno dei biglietti da visita che avevo in Square e l'ho dato al proprietario del locale. Subito è rimasto un po' interdetto perché il biglietto da visita era tutto in inglese, ma quando poi gli ho fatto notare che sul retro era tutto in giapponese, ha cambiato completamente atteggiamento. Contento come una pasqua, mi ha chiesto di dov'ero e quando gli ho detto che ero italiano, mi ha detto che una ragazza che stava al tavolo a fianco al nostro parlava italiano. Follia pura. Così ho cominciato a scambiare quattro chiacchiere con la tizia: il suo italiano era molto arrugginito, ma tutto sommato più che discreto (vorrei parlare giapponese come lei parla italiano, altro che). Così scopro che ha vissuto per due anni a Firenze per studio, ma che poi non aveva avuto più l'occasione di tornarci.
Cazzo, è più facile trovare gente che parla italiano che gente che parla in inglese in questo paese.
Ieri invece, dopo un pomeriggio passato a girare per Akihabara e Shibuya, con un caldo infernale, sono rimasto a casa: ero davvero troppo stanco per fare qualsiasi cosa.

8 luglio 2003

I giapponesi e il cellulare.

Come è facile immaginare, i giapponesi sono anni avanti rispetto all'Europa nel campo della telefonia mobile. Come si sta notando anche in occidente, i cellulari stanno diventando sempre di più degli oggetti multiuso, utili non solo per telefonare, ma anche per fare foto, mandare email, giocare coi giochi della PlayStation e così via. Ovvio notare che tutto questo ben di dio tecnologico alloggia in cellulari più grossi di quelli a cui siamo abituati in Europa. Sembra infatti che i giapponesi non siano tanto interessati alla comodità e alle ridotte dimensioni, quanto piuttosto alla disponibilità di caratteristiche all'avanguardia. Cellulari come questo sono l'ultimo grido nel settore, e offrono in pratica tutto quello che il gadget moderno deve offrire.
I giapponesi, da parte loro, sono abbastanza ossessionati dal telefonino: in treno, molti sono spesso alle prese col loro cellulare, magari giocando o mandando email/messaggi. E chi non lo usa sta usando attivamente, lo tiene comunque in mano, onde non perdere chiamate o messaggi importanti. Bizzarro il fatto che sia vietato telefonare sul treno: a causa dello spropositato uso che i giapponesi facevano del cellulare sul treno, è stato deciso di vietarne l'uso per evitare confusione a bordo e intasamento delle linee radio usate dai conduttori per comunicare con le stazioni.
Non so se avevate letto quel pezzo di Repubblica.it riguardo ai nuovi cellurari e ai rischi di violazione della privacy paventati dall'autore. Beh, la parte riguardante il Giappone è vera: i cellulari dotati di macchina fotografica producono un "clic" artificiale e piuttosto rumoroso per evitare che gente come me faccia foto di nascosto a sconosciuti e sconosciute. Ed è anche vero che c'è un mercato di modifiche per cellulari per rimuovere il suddetto "clic". Gran paese, l'ho sempre sostenuto.
Come già detto nel post precedente, il cellulare fa anche da fatto sociale: è molto comune vedere i ragazzi che confrontano i rispettitivi cellulari e ne parlano con un entusiasmo che contemporaneamente diverte e preoccupa l'occhio gaijin. Boh, forse noi che parliamo di calcio al bar facciamo loro lo stesso effetto.
Comunque, se avrò la possibilità di tornare qui, è mi doterò sicuramente di cellulare giappo: completamente inutile in Europa, ma davvero troppo bello per lasciarmelo scappare.

7 luglio 2003

Il weekend - Venerdì.

È passato, in fretta, fin troppo.
È stato un ottimo weekend, non riposante, ma decisamente vario e divertente.
Venerdì sera, io, Luis e il collega francese siamo prima andati a mangiare in una specie di diner americano a Shibuya, consigliato da Jacques perché sul menu ci sono le foto che facilitano la comprensione e la conseguente ordinazione per i poveri gaijin come noi. Il posto è abbastanza anonimo, ma si mangia discretamente bene e i prezzi sono buoni.
Quando siamo arrivati al locale, abbiamo dovuto aspettare per una decina di minuti che si liberasse un tavolo. Tralasciando il momento in cui Jacques ha scritto Ale-san in katakana sul libro delle prenotazioni (meno male che c'era lui), il fatto interessante del ristorante era costituita dalla presenza di una coppia che aspettava un tavolo insieme a noi. Beh, i due (ragazzo e ragazza, normalissimi) non si sono detti UNA parola per tutto il tempo che abbiamo passato al ristorante (li abbiamo tenuti sott'occhio anche durante la cena). Presupponendo che questi due stessero insieme, il fatto che non avessero ASSOLUTAMENTE niente da dirsi, nemmeno insulti, era di una tristezza a tratti imbarazzante. A un certo punto, lei ha addirittura iniziato a farsi capelli con un arricciacapelli... in un ristorante, in compagnia del suo ragazzo!
Jacques comunque ci ha detto che scene del genere sono abbastanza comuni in Giappone. I giovani si divertono e stanno veramente a loro agio più con i loro amici, dello stesso sesso, che non con i partner. Il fatto dell'essere in coppia è quasi una cosa imposta dalla società che non vede di buon occhio ragazzi che a 25 anni sono single. Non so se credere a questa teoria, ma vedendo quella coppia di ragazzi sembrava tutto tristemente vero.
Finito di cenare, abbiamo raggiunto David nel bar di Shibuya dove lavora... bar gay. Piccolissimo, con un arredamento decisamente sopra le righe, vagamente liberty, il locale era stranamente vuoto. Siamo rimasti lì un paio d'ore, chiacchierando amabilmente del più e del meno e bevendo cocktail preparati dal buon David, che abbondava generosamente con le parti alcooliche. Da notare che David fa finta (almeno così dice lui...) di essere ricchione in modo da attirare clienti e essere meglio voluto dal padrone. Una puttana, insomma. Cosa non si fa per campare...
Mentre eravamo lì, è arrivato un gruppo di ragazzi, tre ragazze e due ragazzi, amici del padrone/gestore del locale. Hanno passato praticamente tutto il tempo a mostrarsi l'un l'altra i rispettivi cellulari e a confrontarli. Foto, suonerie, email, giochi, sarcazzi vari. Ma al fatto cellulare in Giappone dedicherò un post a parte in seguito, merita.
Verso le tre di notte, abbiamo salutato il gestore del locale, felicissimo di averci conosciuto, e ce ne siamo andati, in compagnia di David. Jacques decide di andare a casa, mentre noi tre raggiungiamo degli amici di David che si trovavano in un bar poco lontano.
Gli amici di David sono un po' di tutte le nazionalità: due francesi/giapponesi, due giapponesi, un americano, un'australiana, una brasiliana topa come non mai... e mi sembra basta. Lì abbiamo continuato a bere e mangiare fino a quasi le 5, ora in cui abbiamo deciso che era meglio levare le tende e lasciare i poveri cristi alla pulitura e chiusura del locale.
Dopo i saluti di rito, io, Luis, David e i due nippofrancesi siamo andati alla stazione di Shibuya, non prima di esserci fermati al tipico fast/junk food locale. Ci si siede al banco, e subito si riceve una tazza di tè verde freddo. Si riceve poi una ciotola con un uovo crudo, da sbattere e a cui aggiungere salsa di soia e, volendo, del peperoncino in polvere. Arriva poi il piatto vero e proprio: una ciotola di riso cotto al vapore, guarnito con strisce di carne di maiale cotte non si sa bene come in un'enorme pentola (penso siano fritte), a cui si aggiunge il già menzionato uovo per poi mescolare il tutto. Una delizia... :)
Finito di mangiare (il vero giappo consuma il tutto in meno di 5 minuti), ce ne siamo andati a casa, raggiungendo l'albergo all'alba delle 6.
Il sabato ve lo racconto un'altra volta, ora ho sonno.
Baci baci.

4 luglio 2003

A casa.

Ora.
Dopo una serata/nottata/mattinata fuori con amici.
Troppo stanco per aggiungere altro.
Pucchiacche.
Ora vado a dormire, che la palpebra sta calando pesantemente.

3 luglio 2003

Sorprendente.

Non so se avete notato, ma a fondo pagina c'è un bellissimo contatore, che dice a me e a voi quanti visitatori sono passati da queste parti da quando ho copiato e incollato le linee di codice nel template della pagina. Al momento in cui scrivo, il contatore segna... 170. Non male! E io che pensavo che questo blog fosse apprezzato solamente da pochi amici intimi... sono commosso, grazie!
Ora posso andare a nanna con la coscienza a posto, ho ringraziato il mio pubblico e ciò dovrebbe rendervi estremamente felici... sapete chi siete (frase che fa sempre effetto)!
Da raccontare non c'è molto... o forse sì, dai.
Il tempo di Tokyo, in questo periodo, non ha nulla da invidiare al grigiore londinese. Da inizio giugno circa a metà luglio, in Giappone c'è la stagione delle piogge, detta tsuyu (mi sembra...). Ciò significa che di sole se ne vede ben poco, le nuvole coprono spesso il cielo e piove con una discreta regolarità e intensità. In compenso, pare che la temperatura sia tutto sommato mite... visto che da metà luglio in poi le temperature saliranno vertiginosamente, accompagnandosi al già alto tasso di umidità. Prevedo ascelle pezzate in quantità.
Sul lato gnocca c'è non molto da segnalare, se non un'amica di Siraj conosciuta ieri sera (mercoledì sera). Si chiama Yuko, parla inglese,... e basta. Mi auguro vivamente di avere in futuro qualcos'altro da raccontare al riguardo.
Ora vado a nanna per davvero. Cia'!

30 giugno 2003

TAXI!

Mi sono dimenticato una cosa importantissima!
Giovedì sera, abbiamo preso un taxi per tornare a casa, dato che l'ultimo treno era già partito. Da Shinjuku in teoria è possibile arrivare a Yotsuya in circa mezz'ora a piedi, ma dato che non eravamo sicuri della via da seguire, abbiamo preferito affidarci all'esperienza dei tassisti locali... non l'avessimo mai fatto. Ne fermiamo uno a caso e, meraviglia delle meraviglie, la portiera dell'auto si apre per noi come per magia. E altrettanto magicamente, si richiude una volta saliti a bordo.
Luis aveva con sé un depliant dell'albergo, con tanto di mappa e indirizzo (inutile, come già detto). Glielo mostriamo e gli diciamo chiaramente "Yotsuya". Il tassista parte e intanto controlla con attenzione la mappa... con tanto di lente di ingradimento. Nel frattempo, armeggia con il computer di navigazione (parlante), alla ricerca del luogo dove portarci. E intanto guida... con cautela e circospezione. Il multitasking, questa vituperata disciplina.
La mappa non sembra essere fonte di informazioni utili, tant'è che il tizio continua ad armeggiare con il computer di bordo, che sembra essere inutile quanto la mappa, non che estremamente più costoso... ma questi sono dettagli inutili.
Proseguendo sempre dritti sulla via principale, a un certo punto il tassista si ferma, non molto fiducioso, ma decisamente molto speranzoso, davanti a quello che sembra essere un albergo, non il nostro purtroppo. Ci è toccato soffocargli l'urlo di gioia in gola e informarlo che quello non era il nostro albergo... è stata una scena tristissima.
Al che, preso quasi dalla disperazione, il cocchiere ferma il tassametro e si dedica anima e corpo al computer di bordo, trafficando a più non posso. Io e Luis guardiamo senza molto speranza lo schermo che si anima con segni incomprensibili, mappe in 3D e quelle che sembrano le reti stradali di mezzo mondo. A un certo punto, in mezzo a tutto quel ben di dio psichedelico, io e Luis riconosciamo i kanji di Yotsuya (sì, sappiamo leggere quei due kanji... sorpresi, eh?) e informiamo il nostro autista, forse con un po' troppa veemenza, che quella era la nostra destinazione. Il tassista pronuncia "Just a momento" e continua ad armeggiare col coso, probabilmente cercando di fissare con precisione millimetrica la nostra destinazione... manco dovesse lanciare un cazzo di missile sul bersaglio.
Quando finisce di tocchignare il computer e sembra aver finalmente trovato la nostra destinazione, riparte.
Tempo nemmeno 5 minuti, arriviamo all'albergo. 5 minuti di orologio. Io e Luis eravamo senza parole. Tutto quel casino per un tratto di strada dritto, senza bisogno di svoltare una volta che fosse una, che a dir tanto ci volevano 10 minuti per percorrerlo... a meno che non si sia in compagnia di un tassista mentecatto.
Quanto meno non abbiamo pagato uno sproposito: 1600 yen in due, se non ricordo male.

29 giugno 2003

Ozio totale.

Approfitto di questa giornata di svacco quasi assoluto per aggiornare un po' il blog.
Non c'è molto da raccontare a dire la verità, questi ultimi giorni sono stati piuttosto piatti, forse a causa della mia stanchezza, ma qualcosa da raccontare c'è comunque.
Giovedì sera io e il collega spagnolo, Luis, ci siamo visti con un ragazzo belga con cui abbiamo lavorato in Square Europe, trasferitosi a Tokyo circa nove mesi fa. È di origini italiane: di cognome fa Dicembre e parla italiano discretamente.
Lui è da sempre fissato col Giappone e con tutto ciò che lo riguarda. Così ha deciso di venire qui e di tentare la fortuna. E finora pare che glia stia andando molto bene: studia giapponese, insegna francese, lavora in un bar e di tanto in tanto fa il dj. Ah, è uno stracciafiga da competizione. Sì, anche di più di me. Incredibile, eh?
Ci siamo visti in Shinjuku, sotto una pioggia quasi torrenziale. Ci ha prima portati a cenare in un yakiniku (il barbecue coreano, per chi se lo ricordasse) e poi ci ha portati in uno splendido bar, sempre a Shinjuku. Praticamente impossibile da trovare a meno che non ci si sia già stati o non si venga accompagnati lì, il locale è nascosto in un'area verde di Shinjuku, senza cartelli o insegne di sorta.
Tutto il locale è molto soft, con luci morbide e soffuse e linee architettoniche molto semplici. Appena entriamo, ci togliamo le scarpe come prevedono le buone maniere locali, non che la "politica" del locale . Ci hanno poi accompagnato al tavolo: a dire il vero, più un tavolino rotondo, basso, con attorno il tipico materassino giapponese su cui sedersi. Ma comunque molto comodo.
E poi, arriva lei, la nostra cameriera, una delle ragazze più carine che io abbia mai visto. Ma proprio CA-RI-NA, non ci sono altre parole per descriverla. Ovviamente, l'inglese le è oscuro quanto per me lo è il giapponese... mi sa che dovrò impararlo. David, la nostra guida, ovviamente la conosceva già (aveva già attaccato bottone quando era stato venuto in precedenza) e ci ha scambiato quattro chiacchiere. Nel frattempo io e Luis stavamo a fissarla come due cretini. Quanto rosicavo...
Comunque, serata splendida, tra bicchieri di varie qualità di sake, una più buona dell'altra, e sguardi estasiati alla cameriera (questa foto non le rende per niente giustizia, ve l'assicuro).

Piccola nota folkloristica giapponese.
Oggi ho notato sulla tv giapponese una cosa paragonabile ai Campionati Mondiali di Freccette che vengono trasmessi regolarmente sulla tv inglese: i campionati di tiro con la cerbottana, con l'età media dei partecipanti che si aggirava intorno ai sessant'anni. Paese che vai...

28 giugno 2003

Annunciaziò, annunciaziò!

Il forum del Blog di delu è finalmente aperto! Woohoo!
Dato che qualcuno (sapete chi siete e sì, è tutto merito vostro) mi aveva suggerito di aggiungere un forum... eccolo qui.
Il link lo trovate sulla barra di navigazione sulla destra della pagina. È quanto di più spartano possa esserci... a essere sincero fa anche abbastanza schifo, ma questo passava il convento, quindi bisogna fare di necessità virtù.
Postate numerosi e risentirci.

Ora devo solo capire come infilare il counter e poi il blog sarà quasi perfetto.

P.S. Scusate la penuria di aggiornamenti degli ultimi giorni, ma sono stato abbastanza impegnato al lavoro e non avevo granché voglia di mettermi a scrivere.

25 giugno 2003

Lavori in corso.

Come avrete notato, il blog sta cambiando piano piano aspetto.
Conto di fare varie modifiche, compatibilmente con la mia abilità di codifica in html, linguaggio di cui sono completamente digiuno.
Nei prossimi giorni si dovrebbero vedere i risultati dei miei sforzi... speriamo non vani.

23 giugno 2003

L'ombrello.

I giapponesi hanno un rapporto molto particolare con l'ombrello. È praticamente impossibile vederne uno sprovvisto di tale accessorio in caso di pioggia, mentre in caso di tempo nuvoloso, la maggior parte delle persone ne avrà comunque uno con sé. Il bello è che questi ombrelli non sono i classici ombrellini portatili diffusissimi nel Regno Unito (e così mi sembra di ricordare anche in Italia), ma sono normali ombrelli non "tascabili". Sorprende quindi quanto non trovino fastidioso girare con quel pezzo di legno. E comunque, anche nel caso qualcuno sia senza in caso di pioggia improvvisa, è facilissimo comprarne uno ovunque a un prezzo che non va mai oltre i 1000 yen. Sembra tirare molto il modello trasparente, con quello interamente nero subito dietro.
L'uso dell'ombrello è tra l'altro diffusissimo anche tra i giovani, categoria notoriamente refrattaria all'uso di tale oggetto, anche al venerdì e sabato sera. Per chi arriva da Londra come me, è quasi uno shock vedere un gruppetto di ventenni che stanno andando a divertirsi con in mano i loro ombrelli, abituato come sono agli animali inglesi che girano in jeans e maglietta e le ragazze che girano in minigonna e sandali senza calze anche il 31 dicembre, senza ombrello, quali che siano le condizioni atmosferiche.
Parlando un po' con gli amici di questo fatto, pare che i giapponesi abbiano la fobia delle piogge acide e preferiscano evitare di bagnarsi con l'acqua piovana. Personalmente, penso che abbia anche a che fare con le atomiche sganciate nel corso della seconda guerra mondiale e che abbiano quindi una paura "genetica" per qualsiasi cosa provenga del cielo. Oh, potrebbe essere una cazzata, ma mi sembra una teoria interessante, non che abbastanza plausibile.
Mi riprometto comunque di affrontare questa questione con qualche amico giapponese alla prima occasione utile. Devo ammmettere che la cosa mi incuriosisce molto.

22 giugno 2003

Postilla.

Mi sono dimenticato di raccontare un momento ilare che abbiamo avuto nel negozio dove ho comprato l'iPod.
Lo avevano in esposizione, e ovviamente la lingua impostata era il giapponese. Il collega tedesco ha un iPod (comprato a Londra), ed è possibile selezionare praticamente qualsiasi lingua, italiano e giapponese compresi. Giusto per sicurezza, chiediamo al commesso se nel menu è possibile impostare una lingua che non sia il giapponese (il tutto grazie a Takuya, ovviamente). Il commesso ci informa che l'unica lingua disponibile per l'iPod è il giapponese. Al che, un po' sorpresi, dedicidiamo di indagare e di scoprire per conto nostro se sia vero o meno.
Con l'aiuto del sempre disponibilissimo Takuya, troviamo il menu delle impostazioni e impostiamo la lingua in inglese. Al che, per prenderci una piccola rivincita sul commesso mentecatto, impostiamo la lingua dei menu dell'iPod in finlandese, e poi ce ne andiamo con un sorrisino ebete stampato in faccia.
Chissà se quando gli chiederanno di nuovo a proposito della lingua, risponderà: "No, è solo in finlandese"...

Shopping e cultura.

Ieri è stata una giornata campale. Da solo, con le mie sole forze, ho innalzato il PIL giapponese di mezzo punto percentuale. E tutto grazie alla mole di acquisti che ho effettuato in poche ore ad Akihabara.
Akihabara è soprannominata "The Electric Town", data l'enorme quantità di negozi, negozietti, bancarerelle specializzate nella vendita di tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia, dai pc, ai transistor, passando per cd, dvd, videogiochi ed elettrodomestici. La cosa folle di Akihabara è la lotta sui prezzi che i negozi instaurano, cambiando i prezzi più volte nel corso della stessa giornata pur di non perdere clienti. C'è addirittura un sito dedicato ai prezzi di Akihabara, che viene aggiornata ogni dieci minuti circa... e non riesce comunque a stare dietro a tutti i cambiamenti.
Molto caratteristica una piccola parte di Akihabara, immutata da circa 50 anni: una specie di mercatino coperto dove si trovano una miriade di minibancarelle che vendono qualsiasi pezzo elettrico elettronico vi possa venire in mente. E quando dico qualsiasi, voglio dire QUALSIASI.
Da notare la quasi totale assenza di individui di sesso femminile nell'area e la forte presenza di geeks di tutti i tipi.
Comunque, i miei acquisti includono, in ordine sparso:
- iPod da 30 giga, pagato qualcosa come 100 sterline in meno rispetto al prezzo inglese;
- le colonne sonore di Legend of Mana e Metroid Prime/Fusion e un CD raccolta di pezzi tratti dalle serie e dai film di Lupin III;
- Soul Calibur II e Ikaruga per GameCube usati, e VF4 Evo nuovo per PS2;
- due mouse pad (uno di Doraemon bellino bellino), un adattore universale per le spine elettriche e un sacchetto in tessuto superfico per portare la macchina fotografica.
Il tutto penso mi sia costato intorno ai 90000 yen... ma non ne sono sicuro, non ho tenuto il conto.

Eccovi un paio di foto esplicative.

Una visione generale di Akihabara e un'occhiata a una delle bellezze locali.

Dopo aver girato per Akihabara, ci siamo trasferiti ad Asakusa (che si legge Asaksa). Andare ad Asakusa dà veramente l'impressione di essere arrivati nel Giappone del passato: meno casino, meno luci, più silenzio e gente normale. In pratica siamo passati da un estremo all'altro: prima Akihabara e poi Asakusa. Il grosso tempio locale poi è davvero bello da vedere, e invita al rispetto per la cultura locale. Ad Asakusa si trovano cose non comuni nel resto del città, come i classici zoccoli di legno giapponesi (chiamati mate, se non sbaglio) che abbiamo sempre visto negli anime, dolci e piatti particolari e donne in kimono. Davvero molto bella, mi ha fatto un'ottima impressione.
Questo è un negozio di dolci sulla via principale di Asakusa.
Questo invece è il bellissimo tempio locale.

Abbiamo anche cenato ad Asakusa, in un bellissimo ristorantino frequentato da famiglie con figli, nipoti e parentame vario. Lì gli sguardi incuriositi dei locali si sono sprecati, forse anche a causa dell'abilità nell'uso delle bacchette che abbiamo sfoggiato. Il menu offriva tutta una serie di piatti tipici giapponesi non comunissimi nemmeno nello stesso Giappone (lo so, sono un coglione, non mi ricordo nessun nome, chiedo venia...). Persino la nostra guida, il buon Takuya di cui vi ho già parlato, è rimasto piacevolmente sorpreso dalla qualità della cena. Il piatto principale era la versione giapponese della paella, servita in un tipico contenitore metallico contenuto a suo a volta in una specie di scatola di legno... sì, lo so, perché non ho fatto una foto?! Comunque, ho scoperto come si chiama: Kamameshi. Noi abbiamo preso il Tokujo, quello deluxe in pratica.
Comunque era favoloso, vi assicuro.

Finita la cena, siamo andati a Shibuya per continuare a bere e chiacchierare. Il tutto fino a circa mezzanotte, ora verso la quale siamo andati a prendere il treno. E in quel momento ho anche scoperto il vero concetto di treno strapieno: salite sulla Yamanote Line il venerdì o sabato sera tra Shibuya e Shinjuku e ve ne renderete conto anche voi. Un massacro, molto educato e giapponese, ma sempre di massacro si tratta. Fa folklore anche questo però.

Ah, ultima cosa, eccovi una foto "rubata" a due donzelle locali... vi assicuro che loro sanno che ho fatto loro questa foto... giurin giuretto.

20 giugno 2003

Post a metà.

L'umidità continua a imperversare, si suda a profusione e si smadonna in quantità. A parte questo, il resto procede a meraviglia.
L'effetto "giocattolo nuovo" sembra perdurare, quindi Tokyo continua a piacermi un sacco. Sarà che è caotica e piena di gente, sarà che m'innamoro ogni 5 secondi di una gnocchetta locale, sarà che si mangia da dio, fatto sta che mi sto innamorando della città, forse anche più di Londra se possibile.
Ieri sera mi sono visto con un ex collega giapponese di Square Europe che ora lavora in Capcom qui in Giappone. Gentilissimo come al solito, mi ha prima portato in un ristorantino a Shibuya dove abbiamo mangiato sushi (superfluo sottolineare quanto fosse buono). Tra le tante cose di cui si è parlato, mi ha un po' spiegato come si consuma il sushi, i vari tipi di pesce e conseguenza sushi disponibili in Giappone e vari fatti che ora non ricordo.
Finito di mangiare, ci siamo trasferiti in un tipico locale dove i giapponesi di solito vanno dopo cena e prima di andare a ballare/al karaoke. Lì, oltre a notare le cameriere estremamente carine, il buon Takuya mi ha fatto provare varie bevande alcoliche tipiche giapponesi, tutte ottime. L'ultima in particolare ricordava vagamente la nostra grappa, ma con una gradazione alcolica molto minore (intorno ai 20°). Di tanto in tanto Takuaya ordinava dei fattarielli da sgranocchiare davvero stuzzicanti.

Ci sarebbe un sacco da raccontare sulla chiacchiera, sul Giappone e così via, ma stasera sono davvero troppo stanco.
Giuro che aggiornerò quanto prima.

Domani si va, sempre con Takuya, a Akihabara, area elettronica di Tokyo, e poi Asakusa, area tipicamente giapponese con famosi templi e cose del genere. Che lo shopping abbia inizio!

Alla prossima.

18 giugno 2003

Varie ed eventuali.

Già che sono in vena, vi racconto qualche altro fatto sparso.
In Square lavora un ragazzo giapponese... no, aspettate. È giapponese d'aspetto, ma per il resto è italiano nel midollo: è nato e cresciuto a Roma. Ha quindi un forte accento romano... e si trova più a suo agio a parlare in italiano che non in giapponese. Carino 'sto fatto. Ha lavorato per un bel po' a Dynamic Italia come (pensate un po') traduttore di anime e manga. Nel frattempo si è laureato in Filosofia all'Università di Roma. Quando poi la sua ragazza (giappo) ha deciso di tornare a Tokyo, visto che lui si era scocciato di stare in Dynamic e in Italia non riusciva a trovare nient'altro, si è trasferito con lei qui a Tokyo. Dopo aver lavorato per un po' nell'ufficio Dynamic locale, è riuscito a farsi assumere in Square Enix. Ragazzo molto simpatico, e il fatto che parli italiano perfettamente aggiunge un non so che al tutto :)

Se non vado al ristorante, e in settimana accade molto di rado, la questione cena viene di solito risolta con un passaggio a uno dei tanti combinì che si trovano sparsi un po' ovunque qui a Tokyo. Combinì è l'abbreviazione giappo di Convenience Store (la b salta fuori dal fatto che i giapponesi non sanno leggere la v). Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, qui a Tokyo sembrano non esistere grossi supermercati. La spesa viene effettuata in questi minimarket forniti con un po' di tutto (giornali, cibo preinscatolato, sushi e sashimi fresco, articoli vari per la casa, cartoleria... il tutto dipendentemente dalle dimensioni del negozio). Quindi in pratica, mentre si va a casa, ci si infila in un combinì, si prendono un paio di cose e poi le si mangia a casa. Ieri sera mi sono preso un po' di potato salad, uno dei quei famosi triangoli di riso che si vedono sempre negli anime e tre ravioli aperti ripieni di qualcosa che sembrava salsa d'uovo cotto, carotine e gamberetti... una meraviglia. Il tutto per... boh, 700 yen mi sembra. Un po' tanto forse, ma la potato salad era effettivamente un po' troppa, quindi me la sarei potuta cavare con meno.
Stasera invece è stata la volta di tristissimi cup noodles (gli spaghetti istantanei)... niente di che, e ho ancora fame. Mal che vada vado al combinì qui sotto aperto 24 ore su 24 e mi prendo qualcosa di buono... tipo sushi e sashimi in offerta vista l'ora tarda. Mmm...

Ah, è ufficiale. La connessione che ho qui in albergo è una chiavica. L'unica cosa che sembra funzionare decentemente è Trillian (ah, su ICQ mi trovate al 137188938). Il resto va di merda che peggio non potrebbe. Il tutto fino a circa mezzanotte, ora in cui sembra che la Tokyo telematica vada a dormire, liberando banda.

Per ora a tutto. Se mi viene in mente qualche altro fatto, non mancherò di rendervene partecipi.
Cia'!

17 giugno 2003

Solo per la mia fan segreta.

Questa è Shibuya, fotografata sabato pomeriggio.

Questa invece è Takeshita Street a Harajuku, qualche ora più tardi... bel nome per una strada, eh?
Ed eccone un'altra.

Al lavoro!

Lunedì mattina ho iniziato a lavorare per davvero. Si inizia prima delle 11 del mattino e si continua a oltranza, di solito fino alle 8 di sera o giù di lì. Non c'è molto da raccontare a dire il vero, ma ci sono alcuni fatti interessanti: il palazzo dove si trova l'ufficio è dotato di alcune stanze relax, dove è possibile andare a rilassarsi. Queste stanze sono dotate di macchinette distributrici di bevande e cibarie varie, forni a microonde, tavolini e divanetti vari dove non è difficile trovare qualcuno che schiaccia un pisolino e fantastiche poltrone massaggiatrici, giusto di fronte alle finestre da cui si gode un notevole panorama (lavoro al 17° piano). Purtroppo non ha ancora avuto il coraggio di provare le poltrone (causa barriera linguistica), ma mi sono ripromesso di farlo quanto prima. Seguirà relazione dettagliata.
Ho notato che Tokyo non ha vere e proprie ore di punte: a seconda dei momenti, i treni possono esseri vuoti così come strapieni. Stasera sulla via di casa è stato un discreto massacro, con gente che si buttava e faceva leva con le porte pur di riuscire a infilarsi nel treno. Quello che non pesa è che comunque il tutto è fatto con stile ed educazione, e che soprattutto i treni sono tutti dotati di aria condizionata, quindi viaggiare su un treno pieno pesa meno di quanto ci si potrebbe aspettare.
Ora basta scrivere, che sono stanco.
Alla prossima.

Primi approcci.

Questo post è stato iniziato numerose volte domenica, ma a causa di continui contrattempi tecnici (che Dio li benedica), il tutto è finito altrettante volte nell'oblio telematico.
Ora, armato di santa pazienza e Blocco note, provo nuovamente a raccontarvi quello che è accaduto da sabato in poi. Speriamo bene.
La giornata di sabato è iniziata alle 2 del pomeriggio, ora per cui era fissato l'appuntamento con un mio amico di Londra che si è trasferito qui un paio di mesi fa. Lui aveva già vissuto per studio qui un paio di anni fa e, visto che Londra non gli è mai piaciuta troppo, ha deciso di tornarsene a Tokyo. Ora fa l'insegnante d'inglese per questo popolo di ignoranti linguistici e cerca di migliorare il suo già discreto giapponese.
Ci siamo visti a Shibuya, altra zona incasinatissima di Tokyo, ancora più cosmopolita di Shinjuku. L'incrocio principale di Shibuya è molto famoso, spesso mostrato in tv, con enormi schermi video sui palazzi, luci varie e miliardi di persone a tutte le ore del giorno e della notte.
Dato che eravamo tutti a stomaco vuoto, ci siamo messi subito alla ricerca di un luogo dove mangiare. La scelta è caduta su un yakiniku, barbecue coreano la cui particolarità risiede sul fornelletto presente al centro di ogni tavolo dove i clienti cuociono la carne disponibile nei banchi frigo presenti nel ristorante. In pratica, ci si alza, ci si carica di carne, si torna al tavolo e ce la si cuoce. Ah, tra l'altro questo locale aveva anche un'altra peculiarità: prezzo fisso di 950 yen a cranio più bevande, un'ora di tempo per mangiare tutto quello che si voleva. Inutile dire che tutto era più che ottimo e abbondante. Allego foto esplicativa.

Finito di mangiare è cominciato il giro per le vie di Shibuya, con doverosa fermata in un negozio di elettronica e in una sala giochi, dove ho preso calci e pugni a VF4 Evo dai giocatori locali (anche se qualcuna l'ho vinta). Poco prima i miei due compagni (ah sì, c'era pure il collega spagnolo con noi) si sono dilettati con una degli ultimi ritrovati nel campo dei rhythm games: il simulatore di tamburi giapponesi (l'ignoranza mi impedisce di chiamarli col loro nome). Folle e molto divertente all'apparenza.
Esaurita Shibuya, abbiamo camminato un po' e siamo arrivati a Harajuku, zona molto in voga tra i più i giovani e che ricorda molto Camden Town (quartiere di Londra, per chi non lo sapesse). Il bello di Harajuku è che ci sono vari negozi che cercano di tirarsela da occidentali, con commessi di colore e accenti americani falsissimi. Molto molto bello.
Stravolti dal caldo e dalla stanchezza, verso le 8 di sera decidiamo di andare alla ricerca di un bar/ristorante dove rifocillarci. Il mio amico locale decide di portarci da qualche parte (non chiedetemi dove, perché non mi ricordo assolutamente il nome, mi ricordo solo che abbiamo preso la Chuo Line). Giriamo un po' alla ricerca di un posto decente, e alla fine optiamo per un locale dove lui va spesso, più ristorante che bar a dire il vero, ma per noi non faceva molta differenza. Caso vuole che dopo un po' arrivino due ragazze giapponesi piuttosto carine nel tavolo immediatamente dietro il nostro. Il mio amico comincia a farsi coraggio (ergo a caricarsi di alcolici per sciogliere qualsivoglia freno inibitore) e non appena il gruppo di ragazzi che stava in un altro tavolo vicino decide di togliersi dalle balle (sapete com'è, il pubblico ostile lo bloccava un po'...), salta in piedi e attacca bottone con le due tizie. Inizialmente in inglese, ma visto che, ovviamente, le due cretine non capivano una beata fava, passa al giapponese. Al che comincia un comicissimo scambio culturale in un folle mix di giapponese e inglese.
La chiacchiera giappo del mio amico sembra sortire effetto, tanto che finiamo tutti insieme in un karaoke poco lontano (si era fatta mezzanotte nel frattempo). 10000 yen da mezzanotte alle 5, con bevande alcoliche incluse nel prezzo fino alle due. La nottata prosegue tra canzoni pop giappo, canzoni occidentali e verso la fine arriva una favolosa doppietta Y.M.C.A versione originale e versione giappo. Guardate questa foto per capire di che parlo.

Già so che volete sapere: il mio amico che parla giappo qualcosa ha raccattato, io e l'altro no. Ecco...
Ah, le due tipe erano bisessuali, di tanto in tanto si scambiavano tenere effusioni davanti a noi. Bei momenti.
Comunque, ecco una foto per i maniaci là fuori.

La giornata si è conclusa con saluti di rito e un arriverderci... speriamo.
Il resto della domenica è stato passato nel più totale ozio casalingo.

13 giugno 2003

Madonna che caldo.

Direi che questo è sicuramente l'evento della giornata. Il primo incontro/scontro con il tipico clima estivo di Tokyo è stato devastante: non tanto per il caldo in sé (un termometro a Shinjuku segnava 24°... ed erano circa le 22:30), ma piuttosto per l'alto tasso di umidità, a causa del quale sembrava di essere intorno ai 30°.
Ma andiamo con ordine.
La giornata è iniziata dopo un'ottima dormita di più di dieci ore che mi ha rigenerato completamente... il che è solo ottimo.
Poi siamo andati a mangiare nel ristorantino sotto casa. Io ho preso un fatto composto da un'ottima zuppa con udon (grossi spaghetti di grano) e vegetali e del riso con fette di salmone e un condimento che sembrava composto da fette di peperoncino e... saliva. Sì, saliva. Senza gusto, ma l'aspetto e la consistenza era quella. Il salmone però era ottimo.
Finito di mangiare, si è andati a fare un po' spesa, soprattutto per prendere il detersivo per la lavatrice (tremo al solo pensiero... è tutta in giapponese pure quella) e altre cazzatine di generale utilità casalinga.
Sulla via di ritorno all'albergo, breve sosta in una piccola sala giochi dove ho massacrato il collega tedesco a Virtua Fighter 4 Evolution. Tre vittorie a zero per me. Piglia, incarta e porta a casa, crucco maledetto.
Dopo una breve fase di rilassamento in camera, nel primo pomeriggio siamo andati in ufficio per la prima riunione ufficiale. Non vi annoio con i miei fatti lavorativi, vi racconterò solo le cose interessanti. La tipa che fa parte dello staff amministrativo era davvero davvero carina, peccato non spiccichi una parola che non sia in giapponese. La vice-responsabile del progetto che ho già nominato invece somiglia a Lucy Liu. Tale e quale. Giuro.
Dopo aver lavorato un po' e aver finalmente messo le mani sul risultato delle mie fatiche (il gioco integrato con i miei testi) e conseguente emozione, ci hanno portato a cena fuori a Shinjuku. Shinjuku è una incasinatissima zona di Tokyo, piena di luci al neon, gente, locali, ristoranti, negozietti di tutti i tipi e quant'altro vi possa venire in mente. È davvero impressionante, anche per chi come me arriva da Londra.
I colleghi ci hanno portato in un ristorantino davvero molto carino e molto giapponese. Ho scoperto che qui i ristoranti giapponesi sono specializzati, e non generalisti come a Londra. In pratica, i ristoranti qui sono specializzati in sushi e sashimi, tempura, soba, noodles, e così via. Certo, capire cos'è cosa sarà un'impresa per noi... Comunque, tutto più che ottimo come al solito, e in abbondanti porzioni. Ciliegina sulla torta: cena offerta dal capo.
Dopo cena è stata la volta di un giro turistico per la caotica Shinjuku. Cosmopolitamente bellissima, non c'è altro da aggiungere direi.
Questo è tutto per oggi. Ora mi rilasso e mi rinfresco il culo sotto il getto di aria condizionata.
Alla prossima.

Ah, allego foto del ristorante, merita.

Dettagli.

Ho appena finito di farmi la doccia e ho notato, con malcelata ammirazione, che la parte dello specchio che si trova davanti al lavandino non si appanna mai, nemmeno dopo ore di doccia! Questi giapponesi ne sanno veramente a pacchi.

Ah, ieri sera alla fine non siamo usciti. Eravamo tutti stravolti dal sonno. Io personalmente ero già in branda intorno alle 22:30. Mi sono risvegliato stamattina dopo poco più di dieci ore di sonno, fresco e riposato come una rosa. Mi ci voleva proprio.

12 giugno 2003

Raccontiamo un po' di fatti.

Siamo quasi alla fine del secondo giorno qui a Tokyo, e direi che è doveroso un racconto di quello che è accaduto finora.
Cominciamo dall'inizio.
Per chi non lo sapesse, sono qui perché ho deciso di prendere al volo l'occasione di tradurre un gioco Square, dall'inglese all'italiano. Negli ultimi due mesi, da aprile in poi, ho lavorato da casa e tradotto tutto il gioco. Ora che la traduzione è finita, Square ha fatto venire me e gli altri traduttori qui a Tokyo per seguire da vicino la fase di test del gioco, fase che si concluderà a fine luglio. Quindi, se tutto andrà come previsto, rimarrò in Giappone fino alla fine di luglio.
Sono partito da Londra martedì e sono arrivato qui ieri pomeriggio. Il volo è andato come meglio non poteva andare, una meraviglia.
Il bello è iniziato una volta arrivati a Tokyo. Dall'aeroporto Narita di Tokyo abbiamo (io e i traduttori tedesco e spagnolo, partiti entrambi da Londra con me) preso il Narita Express per raggiungere la città. Ci abbiamo messo un po' a capire quale treno dovessimo prendere, ma alla fine siamo saliti su quello giusto e abbiamo raggiunto Shinjuku, in pieno centro.
Da lì, abbiamo preso preso un treno urbano che ci ha portati a Yotsuya (che significa Quattro Valli), area dove si trova il nostro albergo. E lì sono stati dolori. I giapponesi, mannaggia a loro, non usano nomi per identificare le vie. Gli indirizzi sono in pratica serie di numeri che identificano il quartiere dove si trova il palazzo, il numero del palazzo, e l'eventuale interno. Capire quindi dove cazzo fosse l'albergo è stata un'impresa. Fortunatamente in quel momento sono passate due signore canadesi che ci hanno guidato alla stazione di polizia vicino alla stazione dove ci hanno fornito le indicazioni necessarie.
L'albergo è più che altro una serie di miniappartamenti, ognuno autonomo con tutti i comfort del caso (anche angolo cottura e lavatrice). Ah, connessione a internet a banda larghissima gratuita, che male non fa.
Ieri sera non abbiamo fatto molto, giusto girato un po' qui attorno per vedere che c'è (non molto, a dire il vero) e poi ci siamo infilati in un ristorantino dove abbiamo preso un po' di tempura, del riso e una miso soup che era la fine del mondo. Poi nanna... anzi, letto, visto che di nanna non se n'è fatta molta a causa del jetlag.
Oggi invece siamo passati in ufficio (gli uffici Square Enix si trovano nell'Arco Tower a Meguro). Incredibilmente, siamo arrivati senza problemi e senza perderci nemmeno una volta, grazie anche alle perfette indicazioni dateci dalla (carina) vice-responsabile del progetto.
Il fatto ufficio è stato folle, con tutto il reparto di Localizzazione che veniva a turno a trovarci per parlare con noi e salutarci. Davvero molto simpatici... e con numerosi elementi di sesso femminile degni di nota. L'ufficio vero e proprio è una serie di "cubicles" (come si dice in italiano?) con zero contatti con i vicini... un po' triste.
Siamo poi andati in un ristorante simil americano vicino all'ufficio e lì ho notato, a parte le cameriere estremamente carine, che quando un cliente arriva o se ne va, tutto lo staff urla per salutare/ringraziare... bellissimo! Sarebbe da registrarlo.
Ora sono a casina, mentre recupero energie per poi forse uscire più tardi.
Forse, eh...

Meraviglie tecnologiche.

Questo è un dettaglio della coppa del cesso della mia camera.
Sono estasiato.

Eccoci.

Questo blog è nato per raccontare e condividire con tutti gli interessati la mia vita giapponese... e magari altro in futuro. Spero che la Brughiera non prenda il sopravvento in futuro, impedendomi così di aggiornare il blog con regolarità.
Questo blog è sicuramente un'espressione di leggera vanità da parte mia, ma è anche e soprattutto un modo per tenere i contatti con il resto del mondo amico che sembra essere più lontano a causa delle differenze d'orario.

Ora basta, che il jetlag si sta facendo sentire più del previsto, e non mi sento particolarmente loquace in questo momento.
Seguiranno, si spera, vari aggiornamenti in futuro.
Per ora, matane e baci a tutti e alle di voi sorelle.
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