22 giugno 2003

Shopping e cultura.

Ieri è stata una giornata campale. Da solo, con le mie sole forze, ho innalzato il PIL giapponese di mezzo punto percentuale. E tutto grazie alla mole di acquisti che ho effettuato in poche ore ad Akihabara.
Akihabara è soprannominata "The Electric Town", data l'enorme quantità di negozi, negozietti, bancarerelle specializzate nella vendita di tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia, dai pc, ai transistor, passando per cd, dvd, videogiochi ed elettrodomestici. La cosa folle di Akihabara è la lotta sui prezzi che i negozi instaurano, cambiando i prezzi più volte nel corso della stessa giornata pur di non perdere clienti. C'è addirittura un sito dedicato ai prezzi di Akihabara, che viene aggiornata ogni dieci minuti circa... e non riesce comunque a stare dietro a tutti i cambiamenti.
Molto caratteristica una piccola parte di Akihabara, immutata da circa 50 anni: una specie di mercatino coperto dove si trovano una miriade di minibancarelle che vendono qualsiasi pezzo elettrico elettronico vi possa venire in mente. E quando dico qualsiasi, voglio dire QUALSIASI.
Da notare la quasi totale assenza di individui di sesso femminile nell'area e la forte presenza di geeks di tutti i tipi.
Comunque, i miei acquisti includono, in ordine sparso:
- iPod da 30 giga, pagato qualcosa come 100 sterline in meno rispetto al prezzo inglese;
- le colonne sonore di Legend of Mana e Metroid Prime/Fusion e un CD raccolta di pezzi tratti dalle serie e dai film di Lupin III;
- Soul Calibur II e Ikaruga per GameCube usati, e VF4 Evo nuovo per PS2;
- due mouse pad (uno di Doraemon bellino bellino), un adattore universale per le spine elettriche e un sacchetto in tessuto superfico per portare la macchina fotografica.
Il tutto penso mi sia costato intorno ai 90000 yen... ma non ne sono sicuro, non ho tenuto il conto.

Eccovi un paio di foto esplicative.

Una visione generale di Akihabara e un'occhiata a una delle bellezze locali.

Dopo aver girato per Akihabara, ci siamo trasferiti ad Asakusa (che si legge Asaksa). Andare ad Asakusa dà veramente l'impressione di essere arrivati nel Giappone del passato: meno casino, meno luci, più silenzio e gente normale. In pratica siamo passati da un estremo all'altro: prima Akihabara e poi Asakusa. Il grosso tempio locale poi è davvero bello da vedere, e invita al rispetto per la cultura locale. Ad Asakusa si trovano cose non comuni nel resto del città, come i classici zoccoli di legno giapponesi (chiamati mate, se non sbaglio) che abbiamo sempre visto negli anime, dolci e piatti particolari e donne in kimono. Davvero molto bella, mi ha fatto un'ottima impressione.
Questo è un negozio di dolci sulla via principale di Asakusa.
Questo invece è il bellissimo tempio locale.

Abbiamo anche cenato ad Asakusa, in un bellissimo ristorantino frequentato da famiglie con figli, nipoti e parentame vario. Lì gli sguardi incuriositi dei locali si sono sprecati, forse anche a causa dell'abilità nell'uso delle bacchette che abbiamo sfoggiato. Il menu offriva tutta una serie di piatti tipici giapponesi non comunissimi nemmeno nello stesso Giappone (lo so, sono un coglione, non mi ricordo nessun nome, chiedo venia...). Persino la nostra guida, il buon Takuya di cui vi ho già parlato, è rimasto piacevolmente sorpreso dalla qualità della cena. Il piatto principale era la versione giapponese della paella, servita in un tipico contenitore metallico contenuto a suo a volta in una specie di scatola di legno... sì, lo so, perché non ho fatto una foto?! Comunque, ho scoperto come si chiama: Kamameshi. Noi abbiamo preso il Tokujo, quello deluxe in pratica.
Comunque era favoloso, vi assicuro.

Finita la cena, siamo andati a Shibuya per continuare a bere e chiacchierare. Il tutto fino a circa mezzanotte, ora verso la quale siamo andati a prendere il treno. E in quel momento ho anche scoperto il vero concetto di treno strapieno: salite sulla Yamanote Line il venerdì o sabato sera tra Shibuya e Shinjuku e ve ne renderete conto anche voi. Un massacro, molto educato e giapponese, ma sempre di massacro si tratta. Fa folklore anche questo però.

Ah, ultima cosa, eccovi una foto "rubata" a due donzelle locali... vi assicuro che loro sanno che ho fatto loro questa foto... giurin giuretto.

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