30 aprile 2010

The Curious Case of Benjamin Button

David Fincher è uno con le palle. Un po' perché riesce a fare film molto diversi l'uno dall'altro senza troppi problemi e un po' perché riesce ad adattare la sua regia alla storia che sta raccontando.

Basato molto liberamente su un racconto breve di F. Scott Fitzgerald, The Curious Case of Benjamin Button è la storia di un uomo. Il fatto che, al contrario di tutte le altre persone, quest'uomo sia nato vecchio e crescendo ringiovanisca è tutto sommato di secondaria importanza, perché il film è davvero la sua storia. Senza fronzoli, senza metatesti, messaggi nascosti, morali, allegorie o metafore di sorta. È solo la sua vita, simile a quelle di tante altre persone.
Nonostante la non indifferente durata che si avvicina alle tre ore, Benjamin Button non annoia mai e cattura con la sua semplicità, con la sua regia indovinata e con un cast di personaggi meraviglioso, impreziosito dalle interpretazioni di un Brad Pitt in forma smagliante e una Cate Blanchett che non potrebbe essere più bella (ma VERAMENTE bella) e brava di così. Menzione d'onore anche per Tilda Swinton in un ruolo minore, che io riesco quasi ad adorare persino quando fa la cattiva in Narnia, figuriamoci qui.
Come struttura narrativa e sviluppo il film mi ha ricordato molto Forrest Gump, e non è un caso perché Eric Roth ha sceneggiato entrambe le pellicole, ma questo non è un difetto: Benjamin Button è proprio un bel film, girato con un gusto e tocchi di classe qua e là e con una storia agrodolce.

Bravo David.
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