13 aprile 2010

Heavy Rain

PREMESSA: cercherò in tutti i modi di evitare di fare rivelazioni inopportune sulla trama del gioco, ma il rischio che mi scappi qualcosa c'è. Lettore avvisato...

Mentirei sapendo di mentine se dicessi che non ero prevenuto nei confronti di Heavy Rain. Del resto, il lavoro precedente di David De Gruttola alias David Cage, Fahrenheit, si era rivelato una [mezza] cagata pazzesca: eh sì, perché dopo un ottimo inizio, il gioco e la storia andavano completamente in vacca, sprecando quanto di buono si era seminato prima. E quelli che se la tirano con proclami altisonanti non supportati dai fatti non mi sono particolarmente simpatici (Denis Dyack, sì, ce l'ho con te).

Quindi ho cominciato a giocarci aspettandomi il peggio del peggio, e invece confesso di essermi divertito e appassionato alla storia. Quel "giocarci" forse è un po' una parolona quando si tratta di Heavy Rain, che di elementi ludici veri e propri non ne ha molti, però alla fine possiamo anche fregarcene delle definizioni, di cosa è e cosa non è Heavy Rain, quello che conta è il risultato finale.

Analizzato nelle sue meccaniche di gioco, Heavy Rain ha dei difetti piuttosto fastidiosi e macroscopici. Il principale è sicuramente il controllo dei personaggi, che definire goffo e impacciato è poco; non siamo ai livelli di Resident Evil, ma poco ci manca. L'altro è l'interazione con l'ambiente: troppo, troppo spesso si muove un personaggio nelle vicinanze di un elemento interattivo alla ricerca della posizione perfetta che fa apparire l'agognata icona di attivazione, ricerca resa ancora più difficoltosa dal pessimo sistema di controllo di cui sopra. Quando poi ci si mette di mezzo pure la telecamera, che nasconde simpaticamente le suddette icone, le bestemmie scappano.
Questi difetti sono gravi di per sé, ma lo sono ancora di più nel contesto di un gioco che fa leva sul coinvolgimento emotivo del giocatore/spettatore perché spezzano la sospensione dell'incredulità e ci ricordano che abbiamo un pad in mano e non un coltellaccio da cucina.

E la storia? Diciamolo subito: ha dei buchi di sceneggiatura grossi come cocomeri e alcune parti sono scritte veramente coi piedi di un dilettante. Però ho finito Heavy Rain in meno di 24 ore, il che significa che, evidentemente, la vicenda e i personaggi mi hanno appassionato e spinto a voler vedere dove sarebbe andato a parare Cage.
A mente fredda, Cage di strada deve farne se vuole considerarsi uno... boh, diciamo sceneggiatore serio, ma ha fatto un deciso passo avanti rispetto a Fahrenheit. Come gioco, Heavy Rain mantiene una gradita coerenza dall'inizio alla fine, mentre narrativamente evita cadute di stile e gusto e, soprattutto, conserva una certa credibilità per tutta la sua durata e non va a impelagarsi in improbabili cospirazioni aliene e altre fesserie simili. Certo, non mancano i buchi di sceneggiatura e le situazioni stupide e/o scritte male (NUKE THE FRIDGE!), ma nel complesso Heavy Rain mi ha regalato delle ore di piacevole intrattenimento ed è un positivo passo avanti sulla strada della narrativa interattiva.
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