13 settembre 2010

State Of Play

Non so perché, ma generalmente non sono attirato da film come State of Play. Forse fanno parte di un genere che non mi ispira particolarmente, anche se poi di solito, se sono belli ovviamente, mi piacciono.

Ed è questo il caso, perché State of Play è un gran bel pezzo di pellicola. Cioè, non è che la cosa possa sorprendere più tanto, perché è diretto dal Kevin Macdonald di The Last King of Scotland e tra gli sceneggiatori c'è anche Tony Gilroy, non proprio l'ultimo degli imbecilli. Per la cronaca, il soggetto è tratto dall'omonima serie televisiva trasmessa dalla BBC nel 2003.

State of Play è un thriller politico i cui intrighi si svolgono nelle sale del congresso americano e negli uffici di un giornale di Washington. Russell Crowe, che mamma mia quanto s'è lasciato andare, fa il giornalista, mentre Ben Affleck, che è ancora bello come un dio greco invece, fa il politico. Rachel MacAdams fa la gnocca (è anche brava, ci mancherebbe, non sono mica uno sporco maschilista) e quando le avanza tempo fa anche la giovane blogger che aiuta Crowe a risolvere il mistero.

In State of Play c'è tutto quello che serve per fare un thriller di qualità. C'è un regista bravo che sa dosare i tempi e gestire con abilità dialoghi e scene d'azione. C'è una sceneggiatura solida e senza buchi, ci sono degli attori bravi e convincenti (Helen Mirren rulla), ci sono interessanti temi di attualità. Gli unici difetti sono qualche colpo di scena di troppo nel finale, ma le oltre due ore di durata passano in un piacevolissimo baleno.
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