2 agosto 2010

Up In The Air

Sono un po' invidioso, lo ammetto.

Invidioso di uno come Jason Reitman che a 32 anni ha già girato tre film. Però sono bravi tutti a girare tre film del menga, basta andare a scorrere la filmografia di gente come Uwe Boll o M. Night Shyamalan, mentre il figlio d'arte Jason (suo padre è Ivan, mica l'ultimo degli imbecilli presi per strada) ha fatto film tre signori film (di cui mi manca il primo, Thank You For Smoking, ma che guarderò quanto prima).

Il suo film più recente è Up In The Air, che agli ultimi Oscar ha raccolto numerose, e meritatissime, nomination, ma nessun premio.
Ma il film di che parla? C'è un protagonista, Ryan Bingham, interpretato dal come solito bravissimo George Clooney, che sta a casa meno di due mesi all'anno e che per il resto del tempo è in viaggio per lavoro, da una città all'altra degli Stati Uniti per conto della sua ditta specializzata nell'outsourcing dei licenziamenti: in pratica Bingham viene pagato per licenziare, e sorbirsi le conseguenti reazioni, gli impiegati di una ditta al posto dei loro capi. E sì, è un lavoraccio, che però lui fa con un tatto e una delicatezza che non ti aspetti. Il personaggio di Bingham è freddo e distaccato nelle sue pressocché inesistenti relazioni personali; ha addirittura creato una filosofia di vita che sostiene che parenti, amici e relazioni di qualsiasi tipo siano solo un bagaglio che ci appesantisce e rallenta nei nostri spostamenti emotivi e non. È difficile trovare motivi per farsi piacere uno come Bingham, ma Clooney riesce a donargli una dimensione umana che va oltre il suo freddo cinismo. E poi ci sono i due personaggi femminili di supporto, le bravissime Vera Farmiga e Anna Kendrick, che, in modi totalmente diversi, fanno breccia nella fortezza di solitudine e bagagli a mano nella quale si nasconde Bingham.

Reitman figlio gioca a fare l'equilibrista in Up In The Air, giostrando agilmente tra commedia e dramma e senza mai eccedere in nessun caso. Evita abilmente le cadute di stile e i momenti strappalacrime scontati, cosa che è sempre più rara vedere. Il suo è un film intelligente e pungente, che però rimane accessibile a tutti e, soprattutto, godibilissimo.
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