11 agosto 2010

Chloe

Tira più un pelo di figa che un carro di buoi.

Parole più vere non furono mai scritte, non ci sono dubbi. Altrimenti non si spiegherebbe come Roger Ebert, stimato critico cinematografico del Chicago Sun-Times, sia riuscito a dare tre stelle e mezzo (su un massimo di quattro) a Chloe.
Ed è anche il motivo per cui io alla fine ho messo da parte i dubbi e ho deciso di guardare questo film che aveva tutte le caratteristiche della vaccata. Anzi, due motivi.
Ma gnocca a parte, di che parla 'sto Chloe? Be', c'è Julianne Moore che è in crisi, convinta che il marito Liam Neeson le metta le corna con tutte le donne che incontra, e che per questo motivo ingaggia la prostituta Amanda Seyfried per mettere alla prova la fedeltà dell'uomo e, ovviamente, le cose non andranno esattamente come previsto (anche se, diciamocelo, cosa crisbio potevi prevedere a parte che ne sarebbe seguito un gran casino?).

Al di là del fattore gnocca, Chloe lascia intravedere di tanto in tanto un intreccio interessante, ma è tutto sprecato da una scrittura pessima e una regia altrettanto poco ispirata. I dialoghi strappano risate involontarie da tanto sono ridicoli e scontati, mentre gli attori, che sappiamo essere gente di talento, sembrano tutti appena usciti da una serie di provini per La Corrida del buon Corrado. Verso la fine del film c'è un dialogo tra Liam Neeson e Julianne Moore che fa capire quanto bello avrebbe potuto essere Chole se fosse stato scritto e diretto come si deve e se gli attori ne avessero avuto davvero voglia, così come è verso la fine che si capisce dove voleva andare a parare la storia con il più classico dei momenti "Ah, ecco!". Peccato che il resto del film manchi di costrutto e fallisca completamente nel creare nello spettatore tensione per la vicenda ed empatia per i personaggi.

Ed è qui che torniamo alla gnocca, perché effettivamente Amanda Seyfried e Julianne Moore sono un gran bel vedere, ma sarebbe stato decisamente meglio scaricarsi da internet i pochi minuti di filmati in cui mostrano le loro grazie e risparmiarsi la restante ora e mezza di supplizio.
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