11 febbraio 2010

Genova

Non ero convintissimo di voler vedere questo film di Michael Winterbottom, di solito le pellicole di questo genere... intimista, diciamo, finiscono per annoiarmi, ma alla fine il desiderio di vedere su schermo la mia città natale ha avuto la meglio.

E alla fine è andata un po' come mi aspettavo, e Genova mi ha abbastanza annoiato, nonostante l'ottima regia e le notevoli interpretazioni dei protagonisti, tra cui spicca Colin Firth nella parte del padre. Ho trovato che il film mancasse di una direzione, un senso, ma probabilmente era un effetto voluto per lasciare spazio alle emozioni dei personaggi.
Genova narra di una famiglia che deve fare conti con la morte della madre, accaduta in un incidente stradale in cui rimangono coinvolte anche le due figlie. Nel tentativo di distrarre se stesso e le figlie dal dolore per la perdita, il padre decide di portare tutti a Genova, dove egli insegnerà per un anno all'università.
Il film si limita a mettere su schermo il dolore dei tre membri della famiglia, senza raccontare nulla di concreto. Ogni membro della famiglia reagisce alla morte della madre e somatizza il dolore in maniera diversa e Winterbottom ci fa vedere come lo fanno, senza forzare la mano e costringere lo spettatore a provare le emozioni che vuole lui. Forse è questo il pregio maggiore del film, riuscire a comunicare il dolore della famiglia con tatto e sobrietà. Tuttavia la narrazione frammentaria e lenta potrebbe spazientire più di una persona... come ha fatto con me.
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