17 marzo 2010

The Prestige

In un mese di marzo in cui le mie serate (e mattine e pomeriggi, in alcuni casi...) sono state e ancora sono dominate dalla presenza del multiplayer online di Battlefield Bad Company 2, non ho avuto molto tempo e voglia di vedere film, ma sono comunque riuscito a guardare The Prestige di Christopher Nolan (sì, quello dei due Batman più recenti e Memento). Il film è basato sul romanzo omonimo di Christopher Priest, che a quanto pare non è mai stato tradotto in italiano.

Ambientato nella Londra vittoriana, i protagonisti sono Angier e Bolden, interpretati dai sempre bravi e belli Hugh Jackman e Christian Bale, due illusionisti in perenne competizione tra di loro in seguito a un tragico evento avvenuto qualche anno prima. Il film inizia con la voce fuori campo di Michael Caine che spiega che un numero di illusionismo si divide in tre fasi: "The Pledge", in cui il mago mostra al pubblico qualcosa di ordinario, ma che, ovviamente, non lo è; "The Turn", in cui il mago fa fare a quella cosa ordinaria qualcosa straordinario; "The Prestige", in cui il pubblico è testimone di qualcosa mai visto in precedenza. E il film è costruito deliberatamente seguendo questa struttura divisa in tre parti.

Narrato in flashback attraverso i diari dei due protagonisti letti dai loro rispettivi avversari, tutta la vicenda si basa, come un'esibizione di magia, sulla capacità dello spettatore di farsi trascinare in questo lungo gioco di prestigio cinematografico, di lasciare da parte le proprie convinzioni e di lasciarsi prendere dalla sospensione dell'incredulità. Chi ci riesce si troverà davanti a un film costruito con intelligenza in grado di regalare sorprese e appassionare, con due ottimi protagonisti e un cast di comprimari di primissimo livello diretti da un regista di indubbia bravura, mentre per gli altri probabilmente sarà solo un esercizio di stile artificiosamente e inutilmente complicato.

The Prestige si presta a numerosi livelli di lettura ed è il tipico film che si presta a più visioni perché ricco di dettagli e indizi, di situazioni che assumono significati nuovi se riviste col senno di poi. È un film forse un pelino lungo, ma riesce sempre a essere intelligente e stimolante, senza però scadere nella presupponenza e nell'autocelebrazione, come fin troppo spesso capita con pellicole di questo tipo.
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