4 gennaio 2012

Le quattro volte

Come primo post dell'anno nuovo mi sembra giusto parlare di un film come Le quattro volte. Non ricordo come ho scoperto della sua esistenza, ma ne ho letto bene e, nonostante dicessero tutti che era un film "artistico", ho deciso di dargli una possibilità.

Non lo avessi mai fatto.

La locandina in effetti avrebbe dovuto farmi venire qualche sospetto. "Le quattro volte" non è tanto un film, quando piuttosto un documentario. Ambientato in non mi ricordo più quale paesino montano calabrese, segue con pigra attenzione le vicende giornaliere di un anziano pastore e, [SPOILER] dopo la sua morte, la vita di un agnellino e poi di un pino trasformato in albero della cuccagna che infine diventa carbone. Non sto inventando, giuro che è così. Le velleità artistiche non mancano di certo al regista e autore Michelangelo Frammartino, e la fotografia è decisamente apprezzabile, ma è durissima guardare un'ora e mezza scarsa di immagini accompagnate da belati e poco più. Io ce l'ho fatta a malapena, ma confesso di aver passato buona parte del film a cazzeggiare su vari social network con lo smartphone, e sono arrivato alla fine giusto per curiosità perversa più che per reale interesse nel film. La sua rappresentazione delle varie fasi della vita è fin troppo metaforica per me, ammetto i miei limiti e dico che, per quanto poetico e artistico, a me ha abboffato le palle.
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