1 giugno 2012

Prometheus


Anche se per un po' c'è stata la pantomima del "non è un prequel" "no, dai, forse lo è" "ma sì, dai, lo è", con Prometheus Ridley Scott torna nell'universo di Alien, il film che dopo The Duellists lo consacrò a regista di fama mondiale e che diventò un classico della fantascienza moderna. Con un regista del genere, che affronta materiale simile e con un cast di tutto rispetto, ero molto curioso di vedere cosa sarebbe venuto fuori. Ah, nota di colore: qui nel Regno Unito il film è uscito oggi 1 Giugno, mentre in Italia uscirà a Ottobre.

Prometheus inizia come la storia di un viaggio di ricerca, con una coppia di archeologi convinta che i nostri antenati siano in realtà una razza di alieni, in barba a creazionisti e darwinisti sparsi per il mondo. Loro li chiamano Engineer, Ingegneri, ma nessuno sa chi o cosa siano, o perfino se siano esistiti davvero. La Weyland di Peter Weyland (interpretato dall'artificialmente invecchiato Guy Pierce) decide di finanziare la spedizione spaziale che porta i due archeologi e altri 15 membri dell'equipaggio sul pianeta identificato come l'origine dei nostri alieni progenitori, investendo un fottiliardo e mezzo di dollari e mettendo a disposizione una bella astronave spaziale, la Prometheus del titolo. Le cose ovviamente vanno in vacca piuttosto in fretta e oltre a essere a rischio di lasciarci la pelle, l'equipaggio si trova davanti anche a una minaccia che, guarda un po', potrebbe eliminare completamente l'umanità.

Quello che funziona di Prometheus è tutta la parte tecnica e realizzativa. Visivamente il film è impressionante, con inquadrature e fotografia di prim'ordine e una messa in scena degna della fama del suo regista. Anche se buona parte del film si svolge in corridoi bui e angusti, l'atmosfera e la tensione ci sono tutte. Il cast è ottimo, con Noomi Rapace che si rivela carismatica e convincente e veste con sicurezza e coraggio i panni che saranno poi della Ripley di Sigourney Weaver. Prometheus invece funziona molto meno quando si tratta dei suoi contenuti. È un film freddo, distaccato e asettico come David, il sintetico interpretato dall'ottimo Michael Fassbender, e che non riesce a coinvolgere a livello emotivo. Il destino dei protagonisti suscita reazioni più simili a quelle vissute durante Alien vs. Predator che non a quelle provate di fronte alle vicende della ciurma della Nostromo di Alien. Manca quasi totalmente l'introspezione psicologica e le motivazioni dei personaggi rimangono per lo più oscure e inspiegate. È soprattutto David a lasciare perplessi, con azioni e decisioni che sembrano senza senso, ma che probabilmente nella testa degli autori avrebbero dovuto essere più chiare.

In circa due ore di spettacolo, Prometheus non riesce a decidere cosa vuole raccontarci di preciso, se la storia dei personaggi e delle loro motivazioni o lasciarci una riflessione non particolarmente ispirata su questioni come "Chi siamo?" "Da dove veniamo?" e l'eterno dilemma morale sull'uomo che gioca a fare il creatore. E non è nemmeno casuale la scelta di Prometheus come nome dall'astronave, che richiama Prometeo, il titano che rubò il fuoco a Zeus per farne dono all'umanità. Sono soprattutto l'abilità, l'esperienza e la visione di Ridley Scott e dei responsabili del montaggio e della fotografia a salvare Prometheus dalla trappola di una narrazione poco ispirata e che manca di una direzione precisa, grazie anche all'aiuto di un gruppo di attori in ottima forma. Peccato, ma forse mi aspettavo davvero troppo.
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