4 marzo 2011

How To Train Your Dragon

Sottotitolo: non si vive di sola Pixar. Sottotitolo (per modo dire) italiano: Dragon Trainer.

È quasi brutto dover sempre mezionare la Pixar quando si parla di altri film di animazione, ma non è mica colpa mia se il loro film meno bello (perché brutto di certo non è) è Cars, mentre tutti gli altri sono uno più bello dell'altro. Altrettanto non si può dire della Dreamworks, che ha avuto alti e bassi nella sua produzione, ma forse mai nessun film davvero in grado di rivaleggiare con quelli della Pixar. Le cose però sono cambiate con questo Dragon Trainer (uso il titolo italiano che è più breve, dai, che HTTYD non si può leggere). Intanto perché finalmente hanno finalmente smesso di fare film con lo stampino se dio vuole e hanno scritto una storia semplice, ma che ha la giusta combinazione di elementi comici, drammatici e quel pizzico di dolcezza che non guasta quasi mai. Poi hanno azzeccato i personaggi, tutti, dal protagonista fino all'ultimo dei vichinghi che fa numero. Hanno personalità, sono credibili esteticamente ed emotivamente. Il drago poi è spettacolare, forse un pelino troppo felino in alcuni momenti, ma come si fa resistere a quegli occhioni?

La trama è piuttosto scontata, ma è scritta e sviluppata talmente bene che non ci si fa caso e racconta una bella storia di un ragazzino che cresce, prende coscienza di se stesso e delle sue capacità grazie all'improbabile amicizia con un drago. Il tutto condito da un po' di retorica pro-animalista, che non guasta. La realizzazione tecnica del film è semplicemente spettacolare, è tutto praticamente perfetto; i dettagli come la pelle del drago, oppure le scene di volo (peccato non averle viste in 3D) o le scene di azione, tutto è a livelli altissimi.

L'Oscar per il miglior film di animazione quest'anno è andato meritatamente a Toy Story 3, ma sarebbe stato giustissimo anche se avesse vinto Dragon Trainer.
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