3 dicembre 2010

Exit Through The Gift Shop

Scrivere di Exit Through The Gift Shop è fichissimo, perché mi permette di tirarmela da uno che ne sa a pacchi di cinema e tirare in mezzo nientepopodimenoche Orson Welles e il suo F For Fake. Sì, perché sia Banksy che Welles giocano con due elementi nei loro documentari: l'analisi del concetto di arte e il dualismo tra verità e menzogna.

Quello di Banksy è un documentario su Therry Guetta, in arte Mr. Brainwash, un cineasta francese trapiantato a Los Angeles ossessionato dalla necessità di riprendere con una telecamera qualsiasi cosa gli accada intorno e che voleva realizzare a sua volta un documentario sulla street art e Banksy in un periodo che spazia tra il 1999 e 2008 (mi sembra). In questi 10 anni, Guetta diventerà a sua volta uno street artist e metterà in piedi a Los Angeles una delle più grandi esposizioni di street art della storia, in seguito a quello che era un tentativo da parte di Banksy di distogliere l'attenzione del francese dal documentario.

Di per sé, Exit Through The Gift Shop è un magnifico documentario sulla street art e sui suoi maggiori esponenti, sulla contemporaneità insita in essa e sulla sua temporaneità, considerato che spesso le opere di questi artisti vengono coperte da una mano di intonaco nel tentativo di "ripulire" le strade delle nostre città. Tuttavia, il film/documentario di Banksy è qualcosa di più di non facile identificazione: è un'allegoria critica della commercializzazione dei movimenti artistici e in particolare della street art? Guetta è solo un fantoccio mosso da Banksy? Tutto quello che abbiamo visto è vero o è stata solo una messa in scena, esposizione di Mr. Brainwash inclusa? E tutti quelli che hanno pagato migliaia di dollari per i pezzi di Guetta che cosa hanno acquistato in realtà, opere vere o patacche confezionate ad arte? Queste sono domande senza risposta che impreziosiscono ulteriormente un documentario che va visto anche solo per poter apprezzare la genialità di alcuni degli artisti contemporanei più ispirati. Il breve pezzo su Banksy nella Striscia di Gaza vale da solo la visione.
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