28 novembre 2010

Shutter Island

La Logorrea, con la L maiuscola, quella che a volte si impadronisce di persone insospettabili come giopep. Oppure di registi come Martin Scorsese, che in Shutter Island si lascia prendere un po' la mano e allunga quello che, con qualche taglietto qua e là in più, sarebbe stato un ottimo film.
Non che così com'è Shutter Island sia brutto, intendiamoci, del resto c'è Leonardo Di Caprio che a me, come attore e anche un po' anche come uomo, piace da impazzire, e poi cribbio, c'è Max von Sydow che mette angoscia solo a guardarlo, però ci sono stati momenti in cui ho sentito che la sceneggiatura la stesse tirando troppo per le lunghe.

Shutter Island è un thriller che non arriva a spaventare, ma riesce nell'intento di mettere a disagio con la sua atmosfera e con i suoi personaggi malati, ma malati per davvero visto che il film è ambientato in una struttura psichiatrica che "ospita" criminali psicopatici di varia natura. L'ospedale e l'isola su cui esso si trova sono poi due personaggi a parte, espressivi e inquietanti come e quanto le persone che li abitano.

Lunghezza a parte, non c'è niente che non vada in Shutter Island e, pur senza essere un film che passerà alla storia del cinema, si lascia guardare con piacere ed è in grado di regalare più di un brivido.
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