Nel 2003 ci hanno riempito la testa con la storia delle "armi di distruzione di massa", la scusa usata da Stati Uniti e Regno Unito per invadere l'Iraq e liberare il popolo iracheno dalla tirannia di Saddam Hussein. O almeno è quello che hanno voluto farci credere.
Green Zone di Peter Greengrass, quello degli ultimi due Bourne, ci porta a Baghdad poco dopo la caduta di Saddam e con le forze americane impegnate nella disperata ricerca di quelle fantomatiche armi che avrebbero permesso all'amministrazione Bush di salvare la faccia e la decenza davanti alle Nazioni Unite e al resto del mondo. Matt Damon è Miller, un marine a capo di una delle squadre impegnate in questa caccia alle streghe che, dopo l'ennesimo viaggio a vuoto in una zona pericolosa di Baghdad in cui di armi di distruzione di massa non ce n'è nemmeno l'ombra, scopre piano piano che i giochi di potere dietro le quinte sono molto più complessi di quanto avesse mai potuto sospettare.
Green Zone non è brutto film, ma sa tanto di "compitino": è ben girato, soprattutto nelle scene d'azione, e ha un cast di buon livello che fa il suo dovere, però non riesce a coinvolgere più di tanto. Sarà forse per colpa dei personaggi scontati e tratteggiati con l'accetta o la storia che sì, è anche interessante, ma alla fine non riserva particolari sorprese, probabilmente anche a causa di una certa semplicità di fondo di tutto l'intreccio narrativo. Nonostante l'argomento trattato sia politicamente molto rilevante, forse Green Zone arriva troppo tardi per sfruttare adeguatamente l'onda emotiva che accompagnò quegli eventi e si riduce a essere un discreto film d'azione e un mediocre thriller politico che non ha il mordente necessario per lasciare il segno.
Appunti sparsi su cinema, libri, musica, videogiochi e quant'altro mi passa per la testa
25 luglio 2011
18 luglio 2011
El secreto de sus ojos
Il problema di vedere film che hanno raccattato premi a destra a manca è che, se non ti piacciono, ti viene il dubbio di non capirne una sega, di cinema. Il segreto dei suoi occhi è appunto uno di questi film, dato ha vinto l'Oscar 2010 come miglior film straniero e che ha esaltato un po' tutti o quasi. E che a me ha abbastanza annoiato.
Questo film argentino se la tira da poliziesco thriller drammone romantico politico per più di due ore e nella prima oretta circa riesce anche a essere abbastanza piacevole e interessante. Anche perché è il tipico film un po' paraculo con tutte quelle cose messe apposta lì per imbonire il pubblico, i dialoghi con le frasi a effetto che un utente medio di Tumblr ci campa per un mese, le inquadrature da protofighetti di scuola del cinema e un cast di attori tutto sommato bravi. Il problema è davvero la lunghezza, perché quello che succede in due ore poteva essere tranquillamente sfrondato e ridotto a livelli più accettabili. Il backgroung storico dell'Argentina della metà degli anni '70 è messo lì tanto per far scena e permettere agli autori di bullarsi con gli amici di aver affrontato la questione nel loro film, e anche la sottotrama romantica non aggiunge granché.
Nonostante i troppi passaggi a vuoto, soprattutto nella seconda parte, "Il segreto dei suoi occhi" ha un buon intrigo e una discreta, sebbene scontata, riflessione sul concetto di giustizia e sulle conseguenze delle proprie scelte, che però non bastano a salvarlo da un giudizio negativo. Se poi penso che ha vinto l'Oscar al posto di gemme come Das weisse Band e Un prophète...
Questo film argentino se la tira da poliziesco thriller drammone romantico politico per più di due ore e nella prima oretta circa riesce anche a essere abbastanza piacevole e interessante. Anche perché è il tipico film un po' paraculo con tutte quelle cose messe apposta lì per imbonire il pubblico, i dialoghi con le frasi a effetto che un utente medio di Tumblr ci campa per un mese, le inquadrature da protofighetti di scuola del cinema e un cast di attori tutto sommato bravi. Il problema è davvero la lunghezza, perché quello che succede in due ore poteva essere tranquillamente sfrondato e ridotto a livelli più accettabili. Il backgroung storico dell'Argentina della metà degli anni '70 è messo lì tanto per far scena e permettere agli autori di bullarsi con gli amici di aver affrontato la questione nel loro film, e anche la sottotrama romantica non aggiunge granché.
Nonostante i troppi passaggi a vuoto, soprattutto nella seconda parte, "Il segreto dei suoi occhi" ha un buon intrigo e una discreta, sebbene scontata, riflessione sul concetto di giustizia e sulle conseguenze delle proprie scelte, che però non bastano a salvarlo da un giudizio negativo. Se poi penso che ha vinto l'Oscar al posto di gemme come Das weisse Band e Un prophète...
14 luglio 2011
Blue Valentine
Blue Valentine è uno di quei film che vanno visti con una determinata predisposizione mentale al pianto e al tormento, ma con molta attenzione a non cadere nelle tendenze suicide.
È la storia d'amore di Dean e Cindy, una coppia sposata con una figlia che adorano. Il film alterna spezzoni dal loro passato che raccontano l'inizio felice della loro relazione ad altri ambientati nel non altrettanto allegro presente, come se il regista fosse alla ricerca, e noi con lui, del momento in cui le cose hanno cominciato ad andare male. Tuttavia, come spesso accade, non è così semplice identificare un attimo preciso, una parola, un evento che ha cambiato una relazione, e quindi assistiamo, impotenti come i due protagonisti, alla lenta e inesorabile disgregazione della coppia e del loro rapporto. Dean e Cindy cercano di salvare il loro matrimonio e il loro amore, ma ormai si sono allontanati troppo l'uno dall'altra e dalle persone che erano quando si sono innamorati.
Girato in maniera ostentatamente e talvolta fastidiosamente "indie", con telecamere a spalla e inquadrature scomposte, Blue Valentine ha quello stesso piglio voyeristico di Fish Tank che ci fa sentire come intrusi nella vita dei due protagonisti. Ryan Gosling e Michelle Williams sono fenomenali nei panni di Dean e Cindy e trascinano il film nei suoi momenti più lenti e faticosi. Blue Valentine punta tutto sul coinvolgimento emotivo e, in mancanza di quello, potrebbe deludere le aspettative.
È la storia d'amore di Dean e Cindy, una coppia sposata con una figlia che adorano. Il film alterna spezzoni dal loro passato che raccontano l'inizio felice della loro relazione ad altri ambientati nel non altrettanto allegro presente, come se il regista fosse alla ricerca, e noi con lui, del momento in cui le cose hanno cominciato ad andare male. Tuttavia, come spesso accade, non è così semplice identificare un attimo preciso, una parola, un evento che ha cambiato una relazione, e quindi assistiamo, impotenti come i due protagonisti, alla lenta e inesorabile disgregazione della coppia e del loro rapporto. Dean e Cindy cercano di salvare il loro matrimonio e il loro amore, ma ormai si sono allontanati troppo l'uno dall'altra e dalle persone che erano quando si sono innamorati.
Girato in maniera ostentatamente e talvolta fastidiosamente "indie", con telecamere a spalla e inquadrature scomposte, Blue Valentine ha quello stesso piglio voyeristico di Fish Tank che ci fa sentire come intrusi nella vita dei due protagonisti. Ryan Gosling e Michelle Williams sono fenomenali nei panni di Dean e Cindy e trascinano il film nei suoi momenti più lenti e faticosi. Blue Valentine punta tutto sul coinvolgimento emotivo e, in mancanza di quello, potrebbe deludere le aspettative.
15 giugno 2011
Memories of Matsuko
Film giapponese del 2006 che ho recuperato in seguito al consiglio di un amico e che, se non sbaglio, non è mai stato distribuito ufficialmente in Italia né al cinema né in DVD.
Memories of Matsuko racconta in flashback la vita di, appunto, Matsuko attraverso i ricordi che suo nipote raccoglie in seguito alla prematura e violenta morte della zia all'età di 51 anni (mi sembra). La donna, sorella del padre del ragazzo, sparì dalla vita della sua famiglia circa 30 anni prima in seguito a una serie di screzi e incomprensioni col padre e da quel momento in poi ebbe una vita movimentata e tragica.
Tratto dall'omonimo romanzo di Muneki Yamada, Memories of Matsuko colpisce soprattutto per la semplicità con cui il regista e sceneggiatore Tetsuya Nakashima riesce a mischiare toni comici e drammatici, passando dall'uno all'altro registro in pochi istanti e senza mai sembrare forzato o pretestuoso. La storia di Matsuko è particolare e decisamente fuori dal comune, ma lo stile narrativo di Nakashima, che mischia tra le altre cose musical con inquadrature e montaggi poco ortodossi, contribuiscono a fare di Memories of Matsuko un film esteticamente e narrativamente fuori dal comune.
Per un'ora e 40 minuti è un film bellissimo, che racconta di una persona che si oppone con tutte le sue forze alla tristezza e alla solitidine che sembrano tornare sempre nella sua vita anche quando le cose vanno bene, anche se magari solo all'apparenza. Peccato che il film duri in realtà due ore e 10 minuti, e anche se quella mezzora in più non arriva a rovinare il film, risulta comunque superflua e inutilmente didascalica. Nonostante questo, Memories of Matsuko è un film che davvero bello che merita di essere visto.
Memories of Matsuko racconta in flashback la vita di, appunto, Matsuko attraverso i ricordi che suo nipote raccoglie in seguito alla prematura e violenta morte della zia all'età di 51 anni (mi sembra). La donna, sorella del padre del ragazzo, sparì dalla vita della sua famiglia circa 30 anni prima in seguito a una serie di screzi e incomprensioni col padre e da quel momento in poi ebbe una vita movimentata e tragica.
Tratto dall'omonimo romanzo di Muneki Yamada, Memories of Matsuko colpisce soprattutto per la semplicità con cui il regista e sceneggiatore Tetsuya Nakashima riesce a mischiare toni comici e drammatici, passando dall'uno all'altro registro in pochi istanti e senza mai sembrare forzato o pretestuoso. La storia di Matsuko è particolare e decisamente fuori dal comune, ma lo stile narrativo di Nakashima, che mischia tra le altre cose musical con inquadrature e montaggi poco ortodossi, contribuiscono a fare di Memories of Matsuko un film esteticamente e narrativamente fuori dal comune.
Per un'ora e 40 minuti è un film bellissimo, che racconta di una persona che si oppone con tutte le sue forze alla tristezza e alla solitidine che sembrano tornare sempre nella sua vita anche quando le cose vanno bene, anche se magari solo all'apparenza. Peccato che il film duri in realtà due ore e 10 minuti, e anche se quella mezzora in più non arriva a rovinare il film, risulta comunque superflua e inutilmente didascalica. Nonostante questo, Memories of Matsuko è un film che davvero bello che merita di essere visto.
11 giugno 2011
Lista d'attesa
A me piace leggere e continuo a farlo con piacere, anche se da ragazzino lo facevo molto più regolarmente e oggi, tra Internet, socialcosi, serie televisive, videogiochi e mille altre forme di intrattenimento, i libri hanno molta più concorrenza. I tempi di conclusione dei libri si allungano a dismisura, ma arrivo sempre alla loro fine, in un modo o nell'altro.
Il problema, semmai, è la lunga lista di libri acquistati e in attesa di essere letti, perché nonostante abbia rallentato di molto i ritmi di consumo letterario, l'acquisto compulsivo di volumi reali e virtuali (sul mio fidato Kindle) è una pratica a cui non sono ancora riuscito a sottrarmi. I socialcosi poi sono croce e delizia a questo proposito, perché capita spessissimo di leggere i commenti positivi su un libro da parte di qualche utente e, al giorno d'oggi, comprare un volume e vederselo recapitare a casa è una questione di pochi click e pochi istanti. E la mia forza di volontà non può niente al riguardo.
Comincio ad avere talmente tanti libri non letti che forse dovrei iniziare a tenere una lista da qualche parte in cui segno accuratamente tutti quelli che ho in casa e che non ho ancora letto, che alla mia età la memoria non è più quella di una volta e corro il rischio di dimenticare qualcosa (o di comprare più volte lo stesso libro, convinto di non averlo ancora preso...). Poi succede che qualcuno menzioni un libro che hai a casa, se ne parli e la persona finisca per dirti quasi incredula: "Ma come, non lo hai ancora letto?! Cosa aspetti?!".
È proprio quel "Cosa aspetti?!" che mi mette in crisi. Scegliere il prossimo libro da leggere è difficile perché ognuno di essi si è meritato in qualche modo di essere sulla mia libreria o sul mio Kindle. Come faccio a iniziare a cuor leggero A Spot of Bother di Mark Haddon quando so di avere i volumi di The Walking Dead in attesa? E ogni volta che ne scelgo uno, posso quasi sentire lo sguardo di disapprovazione degli altri volumi, che si segnano sul loro libretto nero il mio ennesimo brutto gesto nei loro confronti. Ho paura che prima o poi ne aprirò uno e lo troverò con le pagine completamente bianche, per dispetto di averlo fatto attendere così a lungo.
Non temete, libri e fumetti miei, prima o poi vi leggerò tutti, lo prometto. Ma non mettetemi fretta, per favore.
Il problema, semmai, è la lunga lista di libri acquistati e in attesa di essere letti, perché nonostante abbia rallentato di molto i ritmi di consumo letterario, l'acquisto compulsivo di volumi reali e virtuali (sul mio fidato Kindle) è una pratica a cui non sono ancora riuscito a sottrarmi. I socialcosi poi sono croce e delizia a questo proposito, perché capita spessissimo di leggere i commenti positivi su un libro da parte di qualche utente e, al giorno d'oggi, comprare un volume e vederselo recapitare a casa è una questione di pochi click e pochi istanti. E la mia forza di volontà non può niente al riguardo.
Comincio ad avere talmente tanti libri non letti che forse dovrei iniziare a tenere una lista da qualche parte in cui segno accuratamente tutti quelli che ho in casa e che non ho ancora letto, che alla mia età la memoria non è più quella di una volta e corro il rischio di dimenticare qualcosa (o di comprare più volte lo stesso libro, convinto di non averlo ancora preso...). Poi succede che qualcuno menzioni un libro che hai a casa, se ne parli e la persona finisca per dirti quasi incredula: "Ma come, non lo hai ancora letto?! Cosa aspetti?!".
È proprio quel "Cosa aspetti?!" che mi mette in crisi. Scegliere il prossimo libro da leggere è difficile perché ognuno di essi si è meritato in qualche modo di essere sulla mia libreria o sul mio Kindle. Come faccio a iniziare a cuor leggero A Spot of Bother di Mark Haddon quando so di avere i volumi di The Walking Dead in attesa? E ogni volta che ne scelgo uno, posso quasi sentire lo sguardo di disapprovazione degli altri volumi, che si segnano sul loro libretto nero il mio ennesimo brutto gesto nei loro confronti. Ho paura che prima o poi ne aprirò uno e lo troverò con le pagine completamente bianche, per dispetto di averlo fatto attendere così a lungo.
Non temete, libri e fumetti miei, prima o poi vi leggerò tutti, lo prometto. Ma non mettetemi fretta, per favore.
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