9 giugno 2011

Made in Dagenham

Ahah, no, dai, sul serio.

Quello qui sopra è il titolo originale di questa commedia inglese del 2010. I distributori italiani, non sapendo come meglio renderlo nella nostra lingua, hanno optato per lo "splendido" We Want Sex, frase che appare fugacemente durante una scena e che ha ben poca importanza nell'economia del film. Scommetto che hanno pensato che mettere "sex" nel titolo avrebbe fatto correre gli spettatori al cinema. Pensare male è brutto, ma spesso ci si azzecca.

Comunque, dicevamo, Made in Dagenham. Nel 1968 la fabbrica di automobili della Ford di Dagenham dava lavoro anche a 167 donne, tutte impiegate nel reparto addetto alla cucitura delle fodere dei sedili delle automobili. In seguito a una disputa sul riconoscimento del loro stato di lavoratrici specializzate rispetto alla loro condizione di semplici operaie generiche, e quindi di avere diritto a una paga superiore, le donne scioperarono per tre settimane di seguito. Tuttavia, lo sciopero assunse una grande rilevanza storica perché mise in discussione la pratica diffusa in tutte le industrie di pagare meno le donne rispetto agli uomini, anche a parità di ruolo e competenze. Quella che cominciò come la semplice protesta di poco meno di 200 donne portò a una vera e propria rivoluzione nel mondo del lavoro che culminò nell'Equal Pay Act del 1970 che proibì definitivamente la disparità di trattamento in termini di paga e condizioni di lavoro tra uomini e donne.

Made in Dagenham è una commedia piacevole che ricalca un po' troppo pedissequamente il canovaccio delle storie di donne che prendono coscienza della loro condizione e delle loro capacità e lottano fino alla conquista di ciò che spetta loro di diritto. Se come film di intrattenimento funziona e ha dei momenti ottimi, grazie anche alle buone interpretazioni del cast, è l'aspetto storico del film a convincere di meno. Le azioni delle protagoniste ebbero un impatto enorme sulle condizioni di lavoro delle donne di tutto il mondo e le loro conquiste diventarono presto patrimonio di tutti i lavoratori. Purtroppo questo messaggio si perde tra le battute e le risate che il film regala ed è un peccato, perché spesso eventi come questo della nostra storia recente non sono raccontati adeguatamente.

3 giugno 2011

Piranha 3D

Tette, culi e sangue. Queste tre parole sono il sottitolo perfetto per Piranha 3D, colossal di serie B che non prova nemmeno per un minuto a prendersi sul serio e a cercare di mettere a schermo qualcosa di diverso da quelle tre paroline magiche che avete letto poco fa.

Oddio, uno straccio di trama la imbastisce pure, ma è talmente improponibile e improbabile che fa ridere solo a pensarci. Basti sapere che c'è un mucchio di piranha incazzati come delle iene (no pun intended) che si ritrova in una zona turistica durante la famosa pausa primaverile delle università americane, il che equivale per i voraci pesci a gambe, petti e braccia in abbondanza in acqua che non aspettano altro di essere sgranocchiati allegramente.

Pirahna 3D fa fondalmente ridere, anche nei momenti più [ROTFL] tragici e tesi, proprio perché gli autori si accontentano di prendere lo spettatore per i fondelli e si aspettano lo stesso identico trattamento da noi. Niente lacrimoni, niente drammi, niente paturnie, il film offre solo centimetri quadrati di pelle e carne umana staccata a brani da pesci famelici, il tutto condito da un sano senso di autoironia. Il grande cinema sta di casa decisamente altrove, ma per poco meno di un'ora e mezza, Piranha diverte in allegria, a patto di non essere troppo schizzinosi e di non soffrire la visione di abbondanti fiotti di sangue.

30 maggio 2011

The Crazies

Prendiamo fiato insieme per leggere il titolo italiano: La città verrà distrutta all'alba. Lo so, non è stato facile, ma ce l'abbiamo fatta.

Questo film del 2010 è un remake della pellicola omonima di Romero, che fa da produttore in questo caso, del 1973 e che io non ho mai visto. Mi dicono non fosse poi tutto 'sto granché ed è quindi un po' a sorpresa che questo nuovo The Crazies si rivela un gran bel pezzo di horror.
La storia è quella di una tranquilla cittadina rurale americana che diventa lo sfortunato teatro di una serie di bizzarri e mai visti prima casi di follia omicida, prima isolati e poi sempre più diffusi. Senza rivelare troppo della non certo originale trama, il film regalerà tensione, sbudellamenti e complotti governativi nelle giuste quantità.

Proprio perché il materiale di origine non era certo tra i lavori migliori di Romero, The Crazies sorprende per la sua ottima qualità. Il regista Eisner gira un film solido e ben ritmato e dosa con mestiere gli spaventi e la tensione, senza mai esagerare e scadere nello scontato. Il film è visivamente ben realizzato, piacevole da guardare, con un cast solido e non ha un momento sprecato o banale per tutta la sua durata. Io non sono un amante dei film horror generalmente, ma ho apprezzato tantissimo The Crazies, forse perché punta più sulla tensione e il ritmo più che sulla paura e perché gestisce in maniera eccellente la questione delle origini del virus e dell'intervento del governo per contenere l'epidemia.

8 maggio 2011

Winter's Bone

Ree è la protagonista diciassettenne di Un gelido inverno, film indipendente co-sceneggiato e diretto da Debra Granik. La ragazzina è la colonna portante della sua famiglia: il padre è sparito in seguito alle accuse di essere un fabbricante di metanfetamina, la madre è poco più di un vegetale, non parla e non reagisce agli stimoli esterni in seguito a un non meglio precisato trauma e tocca a Ree accudire il fratellino e la sorellina. La famiglia vive sull'Altopiano di Ozark in una comunità chiusa e ostile, un mondo così alieno per i forestieri da sembrare quasi irreale. Se le cose non fossero già abbastanza dure, Ree e la sua famiglia rischiano di perdere la loro casa se il padre non si presenterà in tribunale da lì a pochi giorni... oppure se si avrà la conferma ufficiale della sua morte.

Ree, interpretata dalla bravissima Jennifer Lawrence, combatte in un mondo di adulti nel quale persino i famigliari sono dei nemici potenziali. La ragazza si scontra con un misto perverso di solidarietà e ostilità che sembra sempre a un passo dallo sfociare nella violenza. La regista dirige quello che inizialmente sembra un dramma famigliare, ma che poi si avventura con successo dalle parti del thriller noir. Spinta da una forza interiore incrollabile e da una tragica mancanza di alternative, Ree non si arrende e lotta per il bene dei suoi fratelli e di sua madre.

Sebbene i toni siano cupi e a tratti deprimenti, la storia di Ree comunica un velato e inaspettato messaggio di speranza e calore famigliare. Il film è intenso e, manco a dirlo, decisamente consigliato. Basta non pensare di farsi delle grasse risate mentre lo si guarda.

3 maggio 2011

Easy A

Cominciamo il post con la solita lamentela per il titolo "italiano", Easy Girl, che fa perdere il riferimento a "La lettera scarlatta" e usa il solito triste inglesismo per attirare i tordi? Ma no, dai.

Easy A è una commedia giovanile omaggio ai grandi classici del maestro del genere, John Hughes, ma anche a perle come "Schegge di Follia" e, perché no, "Pump Up The Volume". La protagonista è Olive, una diciassettenne che fa l'errore di raccontare a un'amica di aver un appuntamento con uno studente universitario immaginario pur di non andare in campeggio con lei e la sua famiglia. Da questa bugia innocente scaturisce una tempesta di menzogne di cui piano piano Olive si ritroverà prigionera suo malgrado e che coinvolgerà l'intera scuola.

Easy A è decisamente un film indovinato in tutti i suoi aspetti: il cast di personaggi di supporto è splendido, con in testa la famiglia di Olive che spicca per la presenza di un sempre meraviglioso Stanley Tucci che è dio qualsiasi cosa gli dicano di fare, la sceneggiatura combina perfettamente il racconto in flashback con i passi al presente, e l'umorismo è sempre piacevole senza mai scadere nel greve o scontato. Ma quello che lo eleva al di sopra della concorrenza è la presenza di Emma Stone nel ruolo di Olive, che si conferma bellissima e bravissima al suo primo ruolo da protagonista in un film di una certa importanza.
Easy A ricattura alla perfezione lo spirito di film come "Un compleanno da ricordare" e "Breakfast Club", modernizzandolo e adattandolo ai nostri tempi. Non solo, riesce anche a fare riferimento a "La lettera scarlatta" contestualizzando il famoso libro in una storia che, solo all'apparenza, non ha nulla a che spartirci.

Insomma, Easy A è uno di quei film che guardi con il sorriso stampato sulle labbra dall'inizio alla fine e che ti lascia di buon umore per il resto della serata.
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