11 dicembre 2009

Let The Right One In

Ora, non ricordo di preciso quando ho letto Let The Right One In, ma visto che mi è piaciuto tanto, mi sembra un peccato non scriverne... Sperando di non averlo già fatto.

Comunque, dicevo. Let The Right One In è un libro del 2004 scritto dallo svedese John Ajvide Lindqvist. È ambientato a Blackeberg, un sobborgo proletario della Stoccolma dei primi anni '80, e i protagonisti sono Oskar, un dodicenne figlio di divorziati che vive con la madre ed è vittima delle angherie costanti dei bulli a scuola, ed Eli, una bambina dall'aspetto e dalle abitudini bizzarre che si trasferisce nell'appartamento a fianco a quello del ragazzino. Ovviamente, gli strani orari notturni di Eli e la sua immunità totale al freddo inverno svedese nascondono un segreto, ma ciò non impedirà ai due ragazzini di sviluppare una profonda amicizia.

LTROI (di riscrevere tutto il titolo non avevo voglia) può essere catalogato come appartenente al genere horror, del resto c'entrano i vampiri e alcuni passaggi sono decisamente cruenti, ma è tanto, tanto di più. Descrive anche le condizioni sociali di Blackeberg in quegli anni, con tutti i protagonisti afflitti da problemi come alcolismo, deliquenza giovanile o consumo di droghe. È un libro che mette a disagio per molti versi, ma è anche la splendida, toccante storia di due solitudini diversissime che si incontrano e che scoprono di avere tanto in comune nonostante le loro differenze enormi, il tutto evitando accuratamente tutti i cliché triti e ritriti sui vampiri che ci rifilano continuamente. Uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi tempi, senza ombra di dubbio.

Da LTROI è stato tratto anche un film, anch'esso di produzione svedese, sceneggiato dall'autore del libro. Se dovessi paragonarlo al libro, direi che mi è piaciuto meno, purtroppo la forza della relazione tra Eli e Oskar non è trasmessa con la stessa intensità, ma rimane un film bellissimo che cattura con maestria l'essenza del libro.

6 dicembre 2009

Miami Vice

Penso che io e giopep abbiamo molte cose in comune, tra cui una passione, forse oltre il dovuto, per Michael Mann. Forse giopep sbrodola un po' più di me quando vede uno dei suoi film, ma devo ammettere che anch'io faccio fatica a non esaltarmi davanti a una pellicola di Mann.

Perché succede? Boh, e chi lo sa. So di sicuro che pochi registi riescono a catturare la mia attenzione in maniera così totale come fa Mann, nonostante i suoi film tendano generalmente a durare più di due ore. Ma sono sempre due ore che volano grazie a una fotografia sempre splendida e a una costruzione delle scene spettacolare. Adoro come cazzo usa quelle telecamere a spalla, sulla sparatoria finale di Miami Vice ce l'avevo un po' barzotto, lo confesso.

E Miami Vice com'è? Beh, è un film di Mann. Punto e basta.

5 dicembre 2009

The Squid and the Whale

Se non avessi saputo fin dall'inizio che il regista di questa commedia è di Noah Baumbach, avrei potuto tranquillamente scambiarla per un film di Wes Anderson, che non a caso è uno dei produttori.

The Squid and the Whale è una commedia con un umorismo agrodolce che narra le vicende di una famiglia che va pian piano disintegrandosi. Il padre, interpretato da Jeff Daniels, è uno scrittore con un passato di successo, ma che ora è ridotto a fare l'insegnante e non riesce ad accettare la propria situazione attuale; la madre, Laura Linney, sta invece diventando famosa proprio con la scrittura, e la cosa causa attrito con il marito (oltre ad altri non trascurabili problemi). Nel mezzo ci sono i due figli, con il più grande, interpretato dall'ottimo Jesse Eisenberg di Zombieland, che vive in adorazione del padre e cerca il suo scampolo di successo, mentre il più piccolo deve fare i conti con i primi istinti sessuali e un principio di alcolismo.

Sebbene il regista sostenga che il film sia solo semi-autobiografico, The Squid and the Whale è un bellissimo affresco familiare, con tutti i pregi e difetti che una famiglia reale può avere. Non ha una trama vera e propria, ma ci accompagna e ci va vivere quello che per molti versi potrebbe essere considerato un dramma, spesso presentato con una azzeccatissima vena umoristica che stempera i toni della vicenda. Ricorda per molti versi The Royal Tenenbaums e The Darjeeling Limited, con i suoi protagonisti un po' particolari e la cadenza dei ritmi narrativi.

I 90 minuti scarsi di The Squid and the Whale sono piacevolissimi e Baumbach riesce a farci sorridere con una punta di amarezza mentre osserviamo i piccoli drammi della famiglia Berkman, per di più accompagnati da un'ottima colonna sonora.

28 novembre 2009

Lust, Caution

Era un po' che volevo vederlo, questo film di Ang Lee che ha vinto tra gli altri il Leone d'Oro al festival del cinema di Venezia del 2007, ma avevo anche paura di ritrovarmi davanti a un mattone che mi avrebbe annoiato a morte. È basato sull'omonimo libro di Eileen Chang.
Fortunatamente non è stato così, dato che Lust, Caution è sì un film lungo e impegnativo, ma è anche un melodrammone con i controattributi, con una fotografia splendida e una gusto cinematografico raffinatissimo. Del resto si sta parlando di Ang Lee, non del primo registucolo da quattro soldi preso per strada.

Il film è ambientato in Cina a cavallo della fine degli anni '30 e l'inizio degli anni '40 e la protagonista del film è Wong Chia Chi, interpretata dalla bravissima esordiente Wei Tang, una giovane che finisce quasi per caso coinvolta nella resistenza cinese contro l'invasione e l'occupazione giapponese. Tutta la vicenda ruota attorno ai suoi tentativi di irretire un importante rappresentante del governo collaborazionista cinese, interpretato dall'ottimo Tony Leung, con il fine ultimo di ucciderlo, ma ci si metteranno di mezzo i sentimenti e le cose non andranno esattamente come previsto.

Lust, Caution racconta una storia molto classica, ma lo fa con coivolgimento emotivo e con una messa in scena sontuosa. È una storia d'amore in fondo, ma non solo: è un affresco storico, con la Cina del tempo riprodotta con attenzione maniacale e ci fa conoscere un mondo che per molti di noi è del tutto sconosciuto. I
due protagonisti sono tratteggiati con grande profondità, così come la loro relazione che cresce di intensità, un'intensità che culmina con le scene di sesso che per una volta non sono nudità gratuite, ma sono integrate alla perfezione nella narrazione e simboleggiano il rapporto esistente tra i due protagonisti.

Insomma, Lust, Caution è uno di quei classici filmoni che ti fanno pensare quanto è bello il cinema quando fa così, quando racconta storie classiche che non passano mai di moda e dipinge un mondo che ci sembra reale da quanto perfettamente è riprodotto.

22 novembre 2009

Il re degli sfigati

Ovvero King Dork, scritto da Frank Portman. Gli appassionati di musica avranno sicuramente riconosciuto questo nome, dato che non è altri che Dr. Frank, il leader dei Mr. T Experience.

Il protagonista di King Dork è Tom, un adolescente agli occhi dei suoi coetanei un po' sfigato, con un solo amico, che è anche l'unico altro membro della sua band, un'incapacità monumentale di rapportarsi con l'altro sesso, una madre e un patrigno cresciuti nel mito di "The Catcher In The Rye" ("Il giovane Holden" in italiano), una sorella insopportabile, un padre morto quando lui era piccolo e tutti i problemi classici di un adolescente moderno.
Proprio The Catcher In The Rye, la copia annotata di proprietà del padre di Tom per la precisione, darà inizio a una serie di eventi che cambieranno la sua vita, lo porteranno a conoscere meglio suo padre di cui non sa praticamente niente e, inaspettatemente, gli riveleranno il segreto di come fare colpo su ragazze, per citare il libro, "semi-fighe".

King Dork è una lettura piacevolissima, che riporta al tempo della nostra vita in cui tutto sembrava così tremendamente difficile, ma anche molto più semplice. Ricorda le prime cotte, le prime esperienze sessuali, sia quelle vere che quelle che eravamo convinti che lo fossero, i meccanismi di accettazione e rifiuto tra coetanei, le difficoltà di rapportarsi con gli adulti e i nostri genitori. Ci sono passi che fanno ridere di gusto ad alta voce, anche quando vi trovate su un treno inglese e attirate gli sguardi straniti degli altri passeggeri, e ce ne sono altri che fanno riflettere. È uno splendido affresco della vita dei licei americani che, per citare il libro, sono "the penalty for transgressions yet to be specified."
È un bellissimo libro, che sorprende e appassiona perché è divertente, ma soprattutto perché è racconta una storia reale e non artefatta.
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