Dopo più di un anno dall'acquisto del primo volume, ho recentemente finito Death Note, manga scritto da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata.
Per chi non lo sapesse, i 12 lunghi volumi narrano le vicende di Light Yagami, un ragazzo dall'intelligenza fuori dal comune, che trova il quaderno di uno shinigami, un dio della morte dall'aspetto decisamente inquietante. Questo quaderno ha la particolarità di uccidere qualsiasi persona il cui nome venga scritto sulle sue pagine, esattamente nella modalità e alla data specificata e in mancanza delle quali morirà semplicemente di attacco di cuore dopo quaranta secondi. Light decide di arrogarsi il diritto di punire tutti i malvagi con il fine ultimo di rendere il mondo un posto migliore e, già che c'è, diventare una specie di dio in terra. A questo suo piano si opporrà L, un enigmatico e geniale investigatore che cercherà in tutti i modi di incastrarlo.
È una storia molto complessa, quella raccontata da Ohba, fin troppo mi verrebbe da dire, che sì affascina per l'ingegno e la logica sfoggiata nei lunghi e intensi dialoghi, ma che esagera anche con la ricerca disperata della trovata a effetto in tutte le occasioni. Con l'avanzare della narrazione, la vicenda si sfilaccia e perde attrattiva, e il tutto prende un tono fin troppo prolisso. Sono arrivato in fondo più per la curiosità di vedere come sarebbe andata a finire che per un reale interesse nelle vicende dei protagonisti.
Avevo sentito un gran bene di questo Death Note, ma alla fine mi ha leggermente deluso. Parte bene, ma Ohba ha tirato le cose troppo per lunghe. Peccato.
Per la cronaca, da questo fumetto sono stati tratti anche una serie animata e un film con attori in carne e ossa che penso mi guarderò bene dal vedere.
Appunti sparsi su cinema, libri, musica, videogiochi e quant'altro mi passa per la testa
17 novembre 2009
16 novembre 2009
The Devil's Rejects
Ho sempre evitato di guardare The Devil's Rejects, convinto che fosse un film d'orrore, genere che io che sono una mammoletta non adoro particolarmente, ma alla fine ho vinto la mia paura e mi sono deciso a vederlo. E ho così scoperto che The Devil's Rejects non è per niente un film d'orrore.
Ma che cos'è se non è film deppaura? Beh, tanto per cominciare è un film della madonna, scritto e recitato splendidamente, con un ritmo incalzante e uno svolgimento mai banale. È un western moderno, che si ispira ai classici del passato (in senso di ambientazione e di data di realizzazione) e li ripropone in un'ambientazione quasi contemporanea, visto che si svolge alla fine degli anni '70.
Si apre e si chiude con due scene meravigliose, crude e violente, e nel mezzo c'è una storia sul Bene e sul Male inquietante e disturbante. Il regista Rob Zombie cerca in tutti i modi di mettere a disagio lo spettatore, prima con scene di violenza gratuita ed esplicita, e poi portandolo a provare pietà e compassione per dei protagonisti brutti e veramente cattivi e disprezzo e fastidio per il cavaliere della giustizia. E come se non bastasse, è accompagnato da una colonna sonora strabiliante.
The Devil's Rejects nasconde continuamente la linea che divide il Bene dal Male e ci lascia spaesati e a disagio, non prima di averci picchiato forte allo stomaco, ripetutamente e senza remore di sorta.
Ma che cos'è se non è film deppaura? Beh, tanto per cominciare è un film della madonna, scritto e recitato splendidamente, con un ritmo incalzante e uno svolgimento mai banale. È un western moderno, che si ispira ai classici del passato (in senso di ambientazione e di data di realizzazione) e li ripropone in un'ambientazione quasi contemporanea, visto che si svolge alla fine degli anni '70.
Si apre e si chiude con due scene meravigliose, crude e violente, e nel mezzo c'è una storia sul Bene e sul Male inquietante e disturbante. Il regista Rob Zombie cerca in tutti i modi di mettere a disagio lo spettatore, prima con scene di violenza gratuita ed esplicita, e poi portandolo a provare pietà e compassione per dei protagonisti brutti e veramente cattivi e disprezzo e fastidio per il cavaliere della giustizia. E come se non bastasse, è accompagnato da una colonna sonora strabiliante.
The Devil's Rejects nasconde continuamente la linea che divide il Bene dal Male e ci lascia spaesati e a disagio, non prima di averci picchiato forte allo stomaco, ripetutamente e senza remore di sorta.
13 novembre 2009
Coraline
Finalmente sono riuscito a vedere anch'io Coraline, recuperato in blu-ray grazie al servizio di affitto film al quale sono abbonato.
Ed è stato un gran bel pezzo di recupero, perché Coraline è un film adorabile, visivamente accattivante grazie a uno stile creativo e fantasioso che non risulta mai pesante nemmeno nei momenti più intensi, grazie a una storia classica che funziona perfettamente (che mi anche ricordato Spirited Away di Miyazaki per certi versi) e grazie a un doppiaggio spettacolare tra cui spiccano quello di Dakota Fanning per la protagonista, quello di Teri Hatcher per la mamma/altra mamma e un Ian Macshane che dà il bianco come al solito nonostante sia relegato a doppiare un comprimario.
Non ho mai letto il libro omonimo di Neil Gaiman dal quale è tratto il film, quindi non posso fare paragoni, ma non c'è problema perché non sono un tipo che sta a menarsela con discorsi sull'adattamento e cose del genere. Coraline è un gran bel film che regala magia vera grazie alla splendida realizzazione in stop-motion e che merita di essere visto solo per accorgersi quanto sia ancora attuale una tecnica di animazione così "antica".
Ed è stato un gran bel pezzo di recupero, perché Coraline è un film adorabile, visivamente accattivante grazie a uno stile creativo e fantasioso che non risulta mai pesante nemmeno nei momenti più intensi, grazie a una storia classica che funziona perfettamente (che mi anche ricordato Spirited Away di Miyazaki per certi versi) e grazie a un doppiaggio spettacolare tra cui spiccano quello di Dakota Fanning per la protagonista, quello di Teri Hatcher per la mamma/altra mamma e un Ian Macshane che dà il bianco come al solito nonostante sia relegato a doppiare un comprimario.
Non ho mai letto il libro omonimo di Neil Gaiman dal quale è tratto il film, quindi non posso fare paragoni, ma non c'è problema perché non sono un tipo che sta a menarsela con discorsi sull'adattamento e cose del genere. Coraline è un gran bel film che regala magia vera grazie alla splendida realizzazione in stop-motion e che merita di essere visto solo per accorgersi quanto sia ancora attuale una tecnica di animazione così "antica".
28 ottobre 2009
Mr. Fox, Fantastic Mr. Fox
Wes Anderson è un regista che ci sa decisamente fare. Tutti parlano un gran bene di The Royal Tenenbaums, che prometto che vedrò al più presto, e The Darjeeling Limited, di cui ho già parlato brevemente su questo blog, è una piccola gemma di cinematografia.
È per questo che avevo grandi aspettative per il suo lavoro più recente, Fantastic Mr. Fox, una commedia basata sul libro omonimo di Roald Dahl e interamente realizzata con la tecnica dello stop-motion che ha come protagonista una volpe, doppiata dal mai troppo lodato George Clooney, che dopo aver messo la testa a posto per anni per il bene della sua famiglia, torna al suo lavoro preferito: rapinare le fattorie altrui. Questa sua decisione lo porterà ad affrontare tre fattori che saranno tutt'altro che felici delle sue incursioni e questo causerà un inevitabile scontro frontale.
Il film ha uno stile visivo impressionante, mi sono accorto più di una volta che lo stavo guardando a bocca aperta con una faccia sognante. Il lavoro fatto sulle animazioni e sulla realizzazione estetica è davvero encomiabile e vale da solo il prezzo del biglietto. A questo si aggiunge una colonna sonora davvero ispirata che azzecca sempre il pezzo giusto al momento giusto.
E il film vero e proprio? Beh, lo ammetto, non è bello quanto mi aspettavo e speravo. È sicuramente un lavoro di qualità, e mi è anche piaciuto, ma non riesce a decollare del tutto. Presi uno a uno, gli elementi che lo compongono sono ottimi, ma il risultato della loro somma non rispecchia il loro valore. Forse è a causa del doppiaggio che, Clooney a parte, ho trovato un po' sottotono, o forse è colpa di un Clooney così strabordantemente bravo che gli altri risultano meno ispirati.
Rimane comunque il fatto che Fantastic Mr. Fox offre momenti di rara bellezza e puro intrattenimento e una trasposizione a schermo quasi perfetta di un libro per bambini, messaggio morale e lezioni di vita incluse. È un film straconsigliato che però mi ha leggermente insoddisfatto. O forse è colpa delle mie aspettative, così alte che non potevano che andare deluse.
È per questo che avevo grandi aspettative per il suo lavoro più recente, Fantastic Mr. Fox, una commedia basata sul libro omonimo di Roald Dahl e interamente realizzata con la tecnica dello stop-motion che ha come protagonista una volpe, doppiata dal mai troppo lodato George Clooney, che dopo aver messo la testa a posto per anni per il bene della sua famiglia, torna al suo lavoro preferito: rapinare le fattorie altrui. Questa sua decisione lo porterà ad affrontare tre fattori che saranno tutt'altro che felici delle sue incursioni e questo causerà un inevitabile scontro frontale.
Il film ha uno stile visivo impressionante, mi sono accorto più di una volta che lo stavo guardando a bocca aperta con una faccia sognante. Il lavoro fatto sulle animazioni e sulla realizzazione estetica è davvero encomiabile e vale da solo il prezzo del biglietto. A questo si aggiunge una colonna sonora davvero ispirata che azzecca sempre il pezzo giusto al momento giusto.
E il film vero e proprio? Beh, lo ammetto, non è bello quanto mi aspettavo e speravo. È sicuramente un lavoro di qualità, e mi è anche piaciuto, ma non riesce a decollare del tutto. Presi uno a uno, gli elementi che lo compongono sono ottimi, ma il risultato della loro somma non rispecchia il loro valore. Forse è a causa del doppiaggio che, Clooney a parte, ho trovato un po' sottotono, o forse è colpa di un Clooney così strabordantemente bravo che gli altri risultano meno ispirati.
Rimane comunque il fatto che Fantastic Mr. Fox offre momenti di rara bellezza e puro intrattenimento e una trasposizione a schermo quasi perfetta di un libro per bambini, messaggio morale e lezioni di vita incluse. È un film straconsigliato che però mi ha leggermente insoddisfatto. O forse è colpa delle mie aspettative, così alte che non potevano che andare deluse.
25 ottobre 2009
Nella terra degli zombie
Qui nel Regno Unito è uscito da poco Zombieland, commedia horror/slasher diretta dall'a me sconosciuto Ruben Fleischer e interpretato da Woody Harrelson, Jesse Eisenberg, Emma Stone e Abigail Breslin. Voi poveracci in Italia dovrete aspettare il 2010, febbraio se non ho capito male, per vederlo.
Ambientato in America ai giorni nostri dopo che l'intera nazione, e con molta probabilità anche il resto del mondo, è stata annientata da un virus che ha trasformato la popolazione in zombie famelici, il film narra le storie di quattro improbabili sopravvissuti e della loro ricerca di qualche cosa per la quale valga ancora la pena di vivere. Zombieland mischia con sapienza commedia, horror, slasher, road movie e il risultato è un film che funziona a tutti i livelli. Fa ridere di gusto per le situazioni in cui i protagonisti si ritrovano, assume un tono più serio quando necessario, spaventa e disgusta il giusto quando gli zombie fanno capolino su schermo, ma soprattutto racconta con abilità e ritmo le storie di quattro persone normali alla ricerca di una briciola di normalità in un mondo che di normale non ha più niente.
I protagonisti, seppur piuttosto stereotipati, funzionano e sono tratteggiati in maniera credibile nelle loro piccole e grandi fissazioni, grazie anche alle buone interpretazioni degli attori, con un Woody Harrelson in ottima forma come al solito.
Insomma, Zombieland non sarà ricordato come una tappa fondamentale della storia del cinema, non rivoluziona niente e scopiazza a destra e a manca da film e videogiochi (impossibile non pensare a Left 4 Dead e Dead Rising) simili, ma fa tutto quello che ci si aspetta da un film del genere e lo fa in maniera tremendamente divertente. E poi c'è Bill Murray, che cazzo si può volere di più dalla vita?
Ambientato in America ai giorni nostri dopo che l'intera nazione, e con molta probabilità anche il resto del mondo, è stata annientata da un virus che ha trasformato la popolazione in zombie famelici, il film narra le storie di quattro improbabili sopravvissuti e della loro ricerca di qualche cosa per la quale valga ancora la pena di vivere. Zombieland mischia con sapienza commedia, horror, slasher, road movie e il risultato è un film che funziona a tutti i livelli. Fa ridere di gusto per le situazioni in cui i protagonisti si ritrovano, assume un tono più serio quando necessario, spaventa e disgusta il giusto quando gli zombie fanno capolino su schermo, ma soprattutto racconta con abilità e ritmo le storie di quattro persone normali alla ricerca di una briciola di normalità in un mondo che di normale non ha più niente.
I protagonisti, seppur piuttosto stereotipati, funzionano e sono tratteggiati in maniera credibile nelle loro piccole e grandi fissazioni, grazie anche alle buone interpretazioni degli attori, con un Woody Harrelson in ottima forma come al solito.
Insomma, Zombieland non sarà ricordato come una tappa fondamentale della storia del cinema, non rivoluziona niente e scopiazza a destra e a manca da film e videogiochi (impossibile non pensare a Left 4 Dead e Dead Rising) simili, ma fa tutto quello che ci si aspetta da un film del genere e lo fa in maniera tremendamente divertente. E poi c'è Bill Murray, che cazzo si può volere di più dalla vita?
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